— Col tuo voler lasciare la professione di banchiere, per cangiarti in sensale di matrimonii.
— È tutto qui? — riprese egli, riavendosi un poco.
— Tutto qui.
— Ebbene, aggiungi sensale a titolo gratuito.
— Ma è sempre ridicolo, sai. —
Raimondo era lì lì per sentirsi tale davvero. Ma si fece forza, e cercò ragioni da nobilitare il suo atto.
— Per l'amicizia, mia cara. Che cosa non si farebbe [pg!150] per l'amicizia? Aggiungi il punto d'onore. Sì, certo, anche questo è stato il movente. Quel cervello balzano di Filippo non mi aveva battuto una volta, con le sue ragioni che non erano ragioni? Gliel ho detto allora; ci penserai meglio e ne riparleremo. Ho aspettato il mio giorno e la mia ora. In cambio di proporgli un partito, gliel ho fatto capitare davanti agli occhi, senza dargli avviso del pericolo. N'è rimasto abbagliato; s'è innamorato a buono, e il dardo dell'arciero bendato non gli esce più dalla ferita. Ho vinto io, dunque; ho riconquistato il mio onore, essendo stato più forte di lui. Che ne dici?
— Che hai molto buon cuore; — sentenziò Livia solennemente; — molto buon cuore.
— Sei dunque contenta della mia vittoria?
— Sì, caro, contentissima; quantunque, con tutta la tua vittoria, tu non mi abbia l'aria di muovere in cocchio verso il Campidoglio, ma di volerti adattare piuttosto a seguire il cocchio degli altri. Ti par bello? Hai fatto, e finirai di fare l'intermediario tra gli amori altrui. Mettici pure di mezzo il parroco e il sindaco; il fatto è sempre quello. Ma il fatto non si può disfare, e contentiamoci così. Torno a dirti che sono contentissima. Se tu mi avessi avvertita prima, del tuo lavorìo, non avrei certamente messo parole a guastarlo. Per fortuna, hai potuto rimediare, e dare anche una spinta più forte al cocchio di cui parlavamo. Così ha ragione il proverbio, che tutto il male non vien per nuocere.