— Aspetto ora! aspetto ora! — ripetè con accento di profonda amarezza. — E quando potevo farlo io, prima d'ora? Con la tua casa vietata ai profani? Non l'avevi tu dichiarata locanda, ad uso dei viaggiatori.... di Verona? Cari, quei due viaggiatori, che nessuno ha mai visti, nè per via, nè a teatro, mentre tu eri visibile, bel conte, con due viaggiatrici.... di Milano! Ti hanno fatto buon giuoco, i due ospiti! E così ti fossero durati di più! Ma avevano una breve licenza, ed hai dovuto lasciarli partire; che peccato! T'intendo, la trovata non era poi altro che una continuazione di tanti vecchi artifizi. Da gran tempo ti eri messo in mente di guarirmi con la tua freddezza, come prima coi tuoi continui timori, coi tuoi eterni rimorsi. Ma io, questa volta, incalzando il pericolo, volevo vedere fin dove saresti arrivato. Ah, mi hai fatto soffrire, soffrir tanto, tanto! Finchè il mio cervello ha potuto reggere, ho contenuto il mio cuore, che ad ogni momento era lì per ispezzarsi. Ora non più, mi ribello. Vedi, Filippo, mia madre.... è morta pazza. E ci sono momenti che temo ancor io d'impazzire. —
[pg!182] E cadde riversa sul divano, dando in un pianto dirotto. Filippo Aldini, a tutta prima più irritato che scosso, si era sentito scorrere un brivido per le ossa all'accenno che Livia faceva della morte di sua madre; un accenno che a lui giungeva nuovo, e che gli schiudeva dinanzi agli occhi un abisso doloroso. Peggio, in quel punto, il cadere di lei, con quel pianto disperato, misto a singhiozzi ripetuti, che parevano annunziare alcunchè di più grave. Il pianto era infatti convulso, il singhiozzo spasmodico.
— Calma, vi prego! — gridò, curvandosi su lei. — Rialzatevi, Livia; abbiate forza, vi supplico! Io non so, non posso far nulla, se voi vi abbandonate così; non posso neanche chiamare in soccorso i vicini. Animo, via, un piccolo sforzo! —
Ella tentò di sollevarsi; ma fu mestieri aiutarla, prendendola per la vita.
— Dirai di no? — chiese ella, tra i singhiozzi, aggrappandosi a lui.
— Mio Dio! che cosa domandate? Lo sapete pure che io non posso oppormi ai suoi desiderii, senza correr pericolo di nuocere a voi.
— A me? Che importa, se già tu stesso mi uccidi, obbedendogli? Dirai di no?
— Tutto quello che sarà in poter mio, lo farò.... lo tenterò, certamente; — rispose Filippo, temendo sempre ch'ella fosse per ricadergli svenuta tra le braccia. — Gli parlerò ancora, e più forte ch'io non abbia mai fatto, se pure è possibile ch'io non gli abbia detto abbastanza. Questo vi posso promettere, e questo manterrò.
[pg!183] — Parola di gentiluomo?
— Veramente, — mormorò egli, — non dovrei esser più creduto tale.