Madonna Fiordalisa volle ritornare quello stesso giorno a Pistoia. E messer Lapo non indugiò a farla contenta nel suo desiderio, che tanto s'accordava co' suoi fini. I cavalli erano pronti, e la partenza seguì di poche ore l'arrivo.
Intanto, nel cuore della povera bella si era fatto uno strano mutamento. L'immagine di Spinello Spinelli, che vi era così profondamente scolpita, si cancellò a grado a grado. Così presente a' suoi occhi quando era lontano, egli rimpiccioliva improvvisamente dopo esserle stato vicino. Madonna Fiordalisa non l'odiava ancora, e già lo aveva discacciato dal sacrario delle sue ricordanze. Lo sposo di Ghita Bastianelli era diventato uno straniero per lei.
E lo aveva amato tanto! Nessun uomo al mondo avrebbe potuto vantarsi d'essere amato di più. Ma quell'animo fiacco aveva avuto ribrezzo della morte! L'ingrato, dopo aver posseduto quel cuore di vergine, pieno per lui di tenerezza ineffabile, non aveva saputo serbar fede alla tomba!
Immaginate quel che seguì da questo mutamento improvviso. Il dispetto contro Spinello fu più forte dell'odio contro Lapo Buontalenti. Madonna Fiordalisa aveva consentita la sua mano a quell'uomo, a cui parve grande fortuna ottenere dall'ira ciò che non avrebbe potuto dargli l'amore. A quell'uomo bastava di possedere; poco gl'importava del modo.
Ed anche madonna Fiordalisa aveva avuta la sua cerimonia nuziale. Ma gli echi di San Giovanni di Pistoia non la avevano recato nessun grido d'angoscia, quando ella aveva profferito il sì che doveva legarla per sempre. La vittima era immolata; il sacrificio piaceva agli uomini, com'era accolto da Dio.
Era naturale che così fosse. Spinello ignorava come sanno ignorare i felici. Non aveva egli dimenticata l'estinta! Eppure, sarebbe stato così bello in lui serbarsi fedele alla tomba! L'uomo che si ama ha da essere perfetto. E costa così poco esser tale! Ma non è egli possibile, Dio santo, che un forte amore vi occupi l'anima e vi renda insensibile ad ogni lusinga della vita? E perchè non si potrebbe amare eternamente una persona morta, quando ella, vivente, è stata tutto per voi? Ci sono delle donne che hanno questa virtù di raccoglimento; e non l'avranno gli uomini?
Così pensava, e l'amarezza di quel pensiero la vinse. L'immagine di Spinello fu cancellata dal suo cuore. Nello stordimento che l'ira contro di lui e la vergogna di sè medesima avevano recato nell'animo suo, madonna Fiordalisa non solamente si diede animosa in balia del Buontalenti, ma disse il suo sì con un ardore, che parve impeto d'affetto, tanto più forte, quanto più repentino. Cose che avvengono! Questi inganni del cuore son più comuni che la gente non creda.
Ma quando ella appartenne a quell'uomo, quando conobbe di avergli data la sua libertà, la sua vita, e tutto ciò che vale assai più della vita e della libertà, Fiordalisa vide che la sua promessa d'amore e di fede le era stata carpita da un sentimento bugiardo. Si pentì, ma era tardi, e la poveretta ebbe paura. Ah, non era così l'amore che ella aveva sognato. L'amore è l'abbandono consapevole e volenteroso del nostro essere; l'amore e una profonda allegrezza, anche in mezzo ai tormenti; l'amore è una superba rinunzia di sè ad una creatura che si crede superiore a tutte le altre, o solamente uguale a noi medesimi. Che cos'era invece messer Lapo Buontalenti? Un codardo, che non aveva saputo vincere in guerra leale, e si faceva forte d'un sotterfugio, un astuto che giungeva dopo e faceva suo pro d'un movimento di sdegno. E quell'uomo era diventato il suo signore e padrone. Abbominevole cosa! E la bellezza di lei, che aveva infiammato il più nobile dei cuori, si sarebbe data a lui, avrebbe patite le sue ardenti carezze!
Pure, così doveva essere. La vita ha più drammi che non si pensi; drammi tanto più dolorosi, quanto più inavvertiti. Perchè egli c'è qualche cosa di grande nei dolori patiti alla luce del sole, con migliaia di sguardi rivolti su voi e di cuori compassionevoli che s'inteneriscono per voi, imprecando ai vostri oppressori. Ma il dramma intimo, il dramma rinchiuso nelle quattro pareti d'una casa, senz'altro testimonio che la vostra coscienza abbattuta, quello è il più orribile dei drammi. Rammentate la leggenda, che narra di donne rapite dagli abitatori delle selve? Anche certi animali, a noi vicini nell'ordine della creazione, sentono come noi la bellezza. Sommessi al suo potere e terribili nelle ire gelose, amano e digrignano i denti; proteggono, nutrono, e sono disposti a percuotere, ad uccidere per un nonnulla che svegli i loro sospetti. Ma di tali belve non sono popolate solamente le boscaglie africane. In ogni consorzio umano è dato di trovare l'uomo feroce dei boschi. Gran mercé sentirsi amate in tal guisa! E come fuggire a quella forma d'affetto? La donna, si sa, è debole e paurosa. Quanto meno è saldo in lei il vincolo che lega la vita alla carne, tanto più grande è il timore di perderla. Desdemona trema. Peggio ancora, ella non osa dire a sè stessa di amar Cassio, così dolce e così buono; il dramma finisce, e finisce la vita per lei, nella persuasione di avere amato il suo furibondo carnefice.
Così la bella Fiordalisa apparteneva a messer Lapo Buontalenti. La povera anima tentò a quando a quando di ribellarsi, ma finalmente si spense nella sommissione a quella volontà, volgare ma forte. Il suo signore e padrone la soggiogava con la sua stessa ferocia. Qualche volta le avvenne di sentire la forza di quell'amore violento, e (debbo dirvi ogni cosa, per l'ossequio che merita la verità) si compiacque di essere amata in tal guisa. Se in uno di quei momenti le fosse capitato davanti il povero Spinello, essa gli avrebbe detto: Sai? Io amo quell'uomo, che un giorno o l'altro mi ucciderà; lo amo, perchè egli mi ucciderà. Ma altre volte ella sentiva un odio profondo, e, insieme con l'odio, il desiderio di mormorare all'orecchio messer Lapo: Sai, uomo feroce? Io ti disprezzo, quanto tu mi ami. Checchè tu faccia, non cancellerai dal mio cuore l'immagine di Spinello. Uccidimi pure, poichè questo è il tuo diritto; ma, io amo quell'uomo.