—Non lo sapranno che poi;—rispose mastro Jacopo, dando un'alzata di spalle.—E noi cancelleremo il dipinto, se non riescirà secondo le speranze che io ho concepite di te.—

Spinello tuttavia esitava.

—Bell'ardire!—esclamò mastro Jacopo,—Così ami tu Fiordalisa?—

All'udire quelle parole, Spinello si scosse e il cuore gli diede un balzo nel petto. Figuratevi! Era la prima volta che mastro Jacopo gli parlava di sua figlia. E per la prima volta ne diceva abbastanza, non vi pare?

—Ah maestro! maestro, che dite voi mai?—gridò il giovine, turbato.—Ho io bene inteso?—

Mastro Jacopo sorrise, come sanno sorridere i babbi, quando non hanno nulla da rifiutarvi, o giovinotti innamorati.

—Se ho bene inteso io, fin dal primo giorno che sei entrato a bottega,—rispose allora il vecchio pittore,—sì certamente, tu mi hai bene inteso quest'oggi.—

Spinello Spinelli rimase lì, pallido dalla commozione, ansante, con gli occhi imbambolati. Non poteva credere alla propria felicità. Guardava il maestro, come se volesse leggere nel volto di lui la conferma delle parole udite; poi guardava in aria, come se cercasse un'immagine cara, che doveva trovarsi là, pronta alle sue invocazioni amorose.

—Orbene, che hai?—disse mastro Jacopo.—Non sei contento?—

Spinello si abbandonò sui gradini del trespolo che serviva a mastro
Jacopo per accostarsi alla vòlta, e diede in uno scoppio di pianto.