—Se potrò rallegrarmene per voi, perchè non mi parrà lieta? Ditela su!—

Spinello si avvicinò al prete, accostò le labbra alla guancia di lui e gli bisbigliò all'orecchio:

—Prendo moglie.—

Il sagrestano si trasse indietro per guardare in volto Spinello; indi battè le labbra, come un uomo che s'aspettasse tutt'altro, e che ad ogni modo non vedesse una grande felicità nel settimo sacramento.

—Prendete moglie, Spinello?—esclamò.—Siate felice. Per altro, avrei creduto che, per voi, la moglie dell'artista dovesse esser qui.—

E col dito accennava la testa, dove abita madonna fantasia.

—No, v'ingannate;—rispose prontamente Spinello.—La moglie dell'artista è qui.—

Ed accennò il cuore, dove sta di casa la passione.

—Avrete ragione;—disse il sagrestano, inchinandosi.—Purchè non si soffra, lì dentro. Nel qual caso, addio arte!

Spinello pensò che il povero prete non era fatto per intendere certe cose, e, datagli una di quelle occhiate patetiche, le quali sembrano dire tante cose, forse perchè non ne dicono alcuna, infilò la porta del Duomo. Affrettava il passo, perchè quel giorno era invitato a desinare dal maestro, e l'ora, come si è detto, era tarda.