—Sarebbe stato meglio andar subito a casa,—pensò egli,—e poi mettermi a lavorare; mi sarei ispirato.—
Ma fatto appena quel ragionamento, trovò che era sbagliato di pianta.
—No,—soggiunse egli,—bisogna anzitutto aver meritato di vederla. Se mi vien fatto un bel partito, sarà segno che l'avrò meritato.—
Così dicendo, si avanzò verso l'orlo dell'impalcatura e volse un'occhiata a quel punto della navata in cui per la prima volta aveva veduto madonna Fiordalisa, gittò un bacio laggiù, sulla punta delle dita, e col bacio una ardente preghiera, una giaculatoria mentale. Era la prima, di sicuro, che facesse nella casa di Dio il giuoco di scendere, anzi che di salire.
Quindi, invasato dall'estro, si pose a lavoro con ansia quasi febbrile. L'idea e la forma gli escivano insieme, nello stesso tocco dal disegnatoio, che scorreva veloce sulla carta.
Spinello immaginò il Santo nell'atto in cui muovendo incontro al serpente, lo fulmina col gesto della mano destra, levata in alto, mentre con l'altra sembra infonder coraggio ad una turba di cittadini spaventati, quali già volti in fuga, quali inginocchiati per invocare il soccorso del cielo. Il Santo si vedeva ritto, in aria di persona commossa, ma non vinta da timore, e la fralezza delle membra e la soavità dell'aspetto in quella che facevano contrapposto all'orrida fierezza del mostro, sembravano raffigurare l'alto concetto della retta coscienza che sta salda innanzi ai maggiori pericoli, o della fede in Dio che vince animosa ogni ostacolo. Il serpente, nella forma delle zampe, delle fauci e dello scaglie ond'era protetto il suo dorso, arieggiava i coccodrilli egiziani, nelle ali i favolosi dragoni, che erano tanto in voga a quei tempi, per la leggenda popolare di San Giorgio di Cappadocia. La mala bestia guardava tuttavia il suo poco temibile avversario, e con le fauci aperte pareva volesse ingoiarlo; ma già il corpo si piegava, gli anelli del ventre si contorcevano, le zampe spaventosamente unghiate si stendevano nello spasimo e graffiavano l'aria. Era alcun che di terribile, a contrasto col tranquillo atteggiamento dell'uomo miracoloso, dalla cui mano levata intendevate essersi allora allora sprigionata la virtù fulminatrice.
—Ah, finalmente!—gridò Spinello, appena gittati sulla carta i contorni della sua composizione.—Non lo cancelleremo, questo quadro, non lo cancelleremo!—
Poco stante, data l'ultima mano al disegno, ne fece un rotolo e discese dal ponte.
—Così tardi escite da lavoro?—gli chiese il sagrestano del Duomo, vedendolo attraversare la navata di mezzo.—Ma che c'è? Avete l'aria di un uomo che ha ricevuta una lieta novella.
—Lieta, sicuramente;—rispose il giovane pittore.—Quantunque, a voi forse non parrebbe tale.