—Contento! O perchè, se è lecito!
—Perchè voi non mi riprendete mai, mentre io sarei tanto felice di avere i vostri consigli, le vostre ammonizioni.
—Consigli! Ammonizioni! Tu non hai mestieri nè di quelli, nè di queste.
—Voi siete troppo buono, con me. Ma io, vedete, non son mica molto contento de' fatti miei;—disse modestamente Spinello.—Ho una gran paura che mi riesca un imbratto. Quando ho incominciato a mettere i colori, mi pareva d'aver fatto una bella cosa; ma ora… ora mi sembra una miseria. Quest'azione così povera!…
—O che volevi fare? La battaglia di Montaperti?—esclamò mastro Jacopo, ridendo.—È un miracolo della fede, quello che tu dipingi. San Donato ha un atteggiamento mosso, ma non da spiritato, che non ce ne sarebbe bisogno. Egli non ha fede in sè stesso, ma nell'aiuto di Dio, e questo lo rassicura, lo fa stare tranquillo. Il popolo, nel fondo del quadro, cede al sentimento della paura, ed è naturale, poichè esso non ha la fede così profonda come il Santo. Ma qui appunto è la bellezza del contrasto. Non è forse il contrasto che tu hai voluto, nell'ideare il tuo quadro?
—Sì, questo ho voluto, proprio questo;—rispose candidamente Spinello.—Ma forse…il contrasto m'è venuto troppo forte, e ne deriverà un po' di confusione nelle linee.
—Di che ti tormenti? Va bene così. La figura del Santo è nel primo piano; la moltitudine è nel terzo, con una intonazione di colore meno gagliarda. Ciò che cresce in movimento di linee si scema in effetto di tinte. Non pensavi a questo, mettendoti a dipingere?
—Sì, ci ho pensato; pareva anche a me che dovesse farsi così, per ottener la fusione delle parti.
—O allora?—gridò mastro Jacopo, appoggiando la frase con una delle sue solite spallate. —Va pur là, ragazzo mio! Hai fatto bene, ti dico, e crepino gli invidiosi.
—Invidiosi! perchè mi dite voi ciò? Posso io avere degli invidiosi!