—Se ne hai! Oh, se ne hai! Tre, per esempio, che schiattano di rabbia, e se ne vanno dalla nostra bottega oggi stesso.—

Spinello, turbato dall'annunzio inatteso, lasciò di lavorare, per volgersi tutto sul trèspolo, e chiedere con la muta eloquenza del gesto i particolari di quella novità.

—Sicuro,—proseguì mastro Jacopo.—Ai tre manigoldi gli dava noia che tu dipingessi a fresco nel Duomo. In che modo l'abbiano risaputo, lo ignoro. Ma già, a tenerle nascoste, certe notizie! Insomma, ti accusano di non esser buono a nulla, di esserti fatto fare il bozzetto, i cartoni e tutto l'altro da me….Da me, capisci? da me, che non ho avuto neanche da darti un consiglio. Bricconi! Ma gliel'ho detto, io, il fatto loro. E se ne sono andati col malanno, e mi hanno levato un gran peso dallo stomaco.

—Io spero che tra costoro non ci sarà Parri della Quercia;—balbettò
Spinello.—Egli, almeno, che ha un'aria così buona!…

—No, non c'è lui. E neanche Tuccio di Credi. Quello là non ha un aspetto molto piacevole; ma gli è come le pere spine, brutte di fuori e buone di dentro. I tre fannulloni insolenti, che mi levano l'incomodo, sono il Chiacchiera, il Granacci e Lippo del Calzaiolo. Vadano pure; io sarò lieto di non sentirne più nuova, nè canzone.—

Spinello Spinelli ripigliò il lavoro interrotto, ma più per necessità di colorire il suo pezzo d'intonaco finchè gli era fresco, che per voglia che n'avesse. Era mortificato, il povero giovane, vedendo che per cagion sua il vecchio maestro perdeva tre scolari in un colpo. Veramente, come discepoli, contavano poco; ma Jacopo dì Casentino li adoperava utilmente come fattori, e la mancanza loro doveva farsi sentire in bottega. Il beniamino di mastro Jacopo non si consolò di quel danno che a mezzo, dopo aver fatto un esame di coscienza e riconosciuto che egli non ci aveva ombra di colpa. Infatti, egli si era sempre studiato di piacere a quei tre, come agli altri compagni di lavoro; li aveva sempre trattati con urbanità, e più volte era giunto perfino ad implorare la loro amicizia, con quella spontaneità di gentilezza che è così naturale tra i giovani, ma che essi avevano ricambiata con assai poca sollecitudine.

La bottega di mastro Jacopo era triste, quando Spinello rimise il piede là dentro, ritornando dal Duomo. Ci mancavano le lingue meglio snodate, le lingue dei tre fannulloni, che qualche volta facevano perdere la pazienza al principale.

Spinello andò incontro a Parri della Quercia, che stava seduto davanti al cavalletto, copiando una Madonnina del maestro.

—Se sapeste come sono dolente di ciò che è accaduto!—gli disse.—Ma voi, almeno, penserete che io non ci ho colpa, non è vero?—

Parri lasciò un tratto il pennello e stese la mano al nuovo venuto; indi brevemente rispose: