—Che vuoi che facciano di diverso?

—Ma… potrebbero volere che l'opera fosse fatta da voi. E forse, anzi senza il forse, sarà meglio così.

—Tira via, sciocco! I massari non mi faranno il torto di credere che io possa accettare una sostituzione di questa fatta. Poi, metteremo i ponti e si vedrà. Basti a loro che io m'assuma la malleveria d'ogni cosa. Se l'opera non riesce bella e salda come è nostro desiderio che sia, lo giuro a san Luca, che è il patrono dei pittori, saremo in due a smetter l'arte. Per altro,—soggiunse mastro Jacopo, ridendo,—non ci sarà questo pericolo. Ricordati che non c'è più il Chiacchiera a macinare i colori.

—Oh, non dubitate, padre mio;—rispose prontamente Spinello,—Nessuno metterà mano nelle tinte. Macinerò io, mesticherò io, farò ogni cosa da per me.—

Così dicendo, Spinello si alzò, per seguire il maestro. Era un triste viaggio, quello che stava per fare; ma lo avevano confortato le soavi parole di Fiordalisa. E l'arte, per gli occhi di madonna, tornava ancora a sorridergli.

VI.

Il guasto intervenuto nell'affresco di Spinello Spinelli aveva fatto chiasso in città; ne aveva fatto forse più della notizia, corsa un mese addietro, che ad Arezzo fossa toccata la fortuna di possedere tra' suoi cittadini un pittore.

Molta gente accorreva nel Duomo vecchio, per vedere il povero San Donato, il patrono della città, diventato di tutti i colori. E gli amici di Spinello si dolevano a quella vista, e i nemici si rallegravano. Aveva già dei nemici, Spinello, oltre i suoi compagni di bottega? Sicuro; e perchè no? Tra i nemici di un uomo che lavora, ci potete mettere tutti i fannulloni d'ogni risma, il maggior numero, insomma; gente leggiera, che vi loda quando non può farne di meno, ma che, venuto il momento buono, è sempre felice di potervi assestare uno scappellotto.

Con tanta folla, e di un umore così benevolo come potete immaginarvi, le chiacchiere erano molte, davanti all'affresco del pittor novellino. Quando giunse in Duomo il vecchio Jacopo, seguito da Spinello Spinelli e da Tuccio di Credi, che aveva voluto andarvi anche lui, per confortare l'amico, si faceva capannello intorno ad un pezzo grosso, che era (fategli di berretta!) messer Lapo Buontalenti. I quattrini non gli mancavano, a quel giudice di cose d'arte; n'aveva tanti, che potevano tenergli luogo di giudizio.

—Buon dì, mastro Jacopo!—disse il cavaliere, accompagnando la frase con un risolino sarcastico.—Che siete forse venuto per vedere il lebbroso?