—Maisì, messere;—rispose il vecchio pittore;—un lebbroso che sarà risanato.
—Ah, bene!—ripigliò il Buontalenti.—Sarete dunque voi, che farete il miracolo?
—Non lo farò io, messere; lo farà il mio discepolo Spinello, a cui è toccato questo tiro mancino.
—E riderà bene chi riderà l'ultimo;—soggiunse Spinello, passando attraverso il crocchio, e dando un'occhiata severa al beffardo suo giudice.
—Il Buontalenti non poteva lasciar passar nè l'occhiata nè la risposta. Egli rideva, appunto, e scherzava sulla disgrazia del pittore. La bottata era dunque per lui.
—Dite per me, giovinotto?—chiese egli con piglio altezzoso.—Sappiate che io non rido di voi. Solamente compiango chi si crede da più degli altri e non sa far buon viso ad una giusta osservazione.
—Compiangete dunque voi stesso, messere,—gli rispose Spinello,—che venite ad impancarvi tra i giudici, senza sapere da che parte si tenga un pennello.—
E passò oltre, appoggiando la risposta con una alzata di spalle.
—Sentite questo ragazzaccio?—gridò il Buontalenti.—Se non fossimo nella casa di Dio, mi verrebbe voglia di allungargli una pedata.
—Lasciate correre, messere;—gli disse un savio.—Questi pittorelli sono otri pieni di vento, e s'hanno a sgonfiare da sè.