—Sapessero almeno il valor delle tinte!—soggiunse un altro.—E invece mettono negli affreschi i colori di miniere, scambio dei vegetali.

—Chi l'ha detto?

—Eh, l'han detto parecchi; tra gli altri messer Bindo del Rosso, che è dei massari. Anch'io, del resto, che ho avuto pratica con pittori, posso assicurarvi che la cosa non è andata altrimenti. Lavorare in fresco, che si canzona? Non è mica come sorbire un uovo;—continuò l'oratore, vedendo di avere tirato a sè l'uditorio.—Certo, è il modo più maestrevole e bello di dipingere, perchè consiste nel fare in un giorno solo ciò che con gli altri modi si può in molti giorni ritoccare sopra il lavorato. Ma, per fare un'opera che valga, bisogna lavorare sulla calce che sia fresca, nè lasciata mai sino a che sia finito quel tanto che per quel giorno si vuole lavorare. Mi spiego? Infatti, quando il pittore indugia a dipingere quel tratto di muro che è stato preparato per ricevere i colori, la calce fa subito una certa crosterella, pel caldo o pel freddo, pel vento o pel ghiaccio, e vi ammuffa e macchia tutto il lavoro. E per questo vuol essere continuamente bagnato il muro che si dipinge; i colori che vi si adoperano, tutti di terre, non di miniere; e il bianco, poi, di travertino cotto. Da ultimo, quando si è dipinto, bisogna guardarsi di non avere a ritoccare il quadro con colori che abbiano colla di carnicci, o rosso d'uovo, o gomma, o draganti, come fanno certi guastamestieri; perchè, oltre che il muro non fa il suo corso di mostrar la chiarezza, vengono i colori appannati da quel ritoccar di sopra, e in poco spazio di tempo anneriscono. Ora, io dico, questo giovinotto che s'è buttato a dipingere in fresco, non le sapeva, queste cose? E se non le sapeva, come pare da quest'opera sua andata a male, perchè allogare a lui una medaglia di tanta importanza?

—Già,—disse il Buontalenti,—perchè allogare a lui la medaglia? Che ne pensate voi, Tuccio?—

La domanda era rivolta a Tuccio di Credi, che poco prima si era avvicinato al crocchio.

—Io, messere,—rispose Tuccio con aria discreta,—penso che il povero Spinello sia stato tradito da qualche compagno d'arte, invidioso della sua fama. Perchè, in verità, supporlo ignaro dell'effetto dei colori, non si può. Tanto varrebbe il dire che egli non conosce i primi elementi della pittura.

Indi, accostatosi con bel garbo a messer Lapo Buontalenti, come se domandasse licenza di passar oltre, gli fece un inchino e gli gittò un'occhiata d'intelligenza.

—Fermo qua,—disse il Buontalenti, prendendolo famigliarmente per un braccio, ma accompagnandolo un tratto più oltre, anzi che trattenerlo.—Voi dunque pensate?… Voi sospettate che….—

Indi, a bassa voce, mutato argomento, proseguì:

—Che ci avete di nuovo?