Per tutti gli Dei dell'Averno, che sì ch'io t'ho a conciar come meriti, matricolato furfante!

Plauto

Ahi! gira il vento.

Catone

(entrando, sempre rivolto indietro)

Non ammetto scuse. Fammene un'altra di queste e dal servizio della tua padrona ti mando difilato a girare la màcina.

Plauto

È dura cosa, la màcina; io la conosco.

Catone

Ah, non badare, Tito Maccio! Del resto tu avevi il debito. Chi non paga di borsa paghi di persona.