L'atto gli fece senso, e gli diede anche la coscienza del male operato. Ritornò indietro con quella furia addosso, e pregando l'amico di girar largo, per non recarle spavento.—È una madre, ed ha ragione a fare quello che fa!—Così dicendo, si arrampicò da capo sull'albero, e ripigliato il nido dalle mani di quell'altro che gli teneva bordone, lo ripose al sicuro tra i due rami che lo reggevano prima.
Quella povera madre per certo indovinò l'animo suo, perchè lasciò tosto di perseguitarlo, e lui presente, andò a posarsi sopra i suoi nati, che pigolavano, domandandole il cibo. Il signor Nicolino si ricordò allora di averci in tasca un tozzo di pane; subito lo trasse fuori, ne sbriciolò la mollica sugli orli del nido e se n'andò via mogio mogio, mentre la passera vittoriosa imbeccava la ricuperata sua prole.
—Brava!—diss'egli, allontanandosi col suo scudiero dal teatro della sua confusione.—Ha coraggio!
E da quel giorno rispettò sempre tutte le bestie. E come fu più avanti cogli anni, rispettò anche gli uomini, sebbene questi non lo pagassero della stessa moneta.
Erano quelli i bei tempi. Ma intanto, cogli anni andavano crescendo di numero e di forza le distrazioni, i frastornamenti della vita. E il padre a raddoppiare la vigilanza, perchè il ragazzo non uscisse di riga. Al signor Nicolino gli accadeva come al ferro caldo, che non divien buono se non a furia di batterlo. Immaginate dunque, mettendovi nei panni del figlio, che giubilo fu il suo quando ebbe compiuti gli studi in provincia e fu il caso di andare a Torino per la filosofia e per le leggi, a cui lo destinava suo padre. Diede allora una rifiatata di contentezza e cantò dentro di sè il magnificat.
La revisione era abolita; la libertà conquistata.
Santa autorità paterna, non ti sentiamo buona, non ti conosciamo profittevole, se non quando ti abbiamo perduta! Badate a me, figliuoli; felice chi conserva suo padre; utile come guida e sostegno quando è giovane e forte; caro quando sgrida come quando sorride; divino esempio, idolo del focolare domestico, nella sua tarda vecchiezza.
Ma sì, darla ad intendere ai giovani, quando e' son sul provar l'ali! Ora dunque, il nostro giovane eroe, contento come una pasqua, se ne andò alla capitale, a studiarvi filosofia. La contentezza, a dir vero, non gli veniva dalla filosofia. Questa, che consola i vecchi (almeno, lo assicura Cicerone) riusciva al giovinetto la cosa più ostica e più seccagginosa del mondo. Ne masticò un poco lì per lì; poi fece a turarsi anche gli orecchi, per non guastarsi la testa; e per fargliela entrare in furia all'ultimo mese, ci volle l'immagine minacciosa del signor Amedeo e il ricordo di certe parole che non promettevano niente di buono.
—Bada;—gli aveva detto, in principio dell'anno, suo padre;—se non ti passano con tutti i voti all'esame torni a casa e non passi più il Tanaro fino a tanto ch'io viva. Ti metto a bottega da un calzolaio, o da un legnaiolo, e sarai bello davvero!—
Ora, il signor Nicolino sapeva che suo padre quel che prometteva lo dava, e a misura di carbone. Perciò, venuto al tandem, s'era chiuso in soffitta a studiare; e all'esame, non che tutti i punti, aveva anco strappata la lode; tanta era stata la battisoffia!