—Io? a letto? È vero; son qui sul sofà. Ma dica, siamo qui veramente?
Io non mi ci raccapezzo, in verità.
—Ella è qui nella sua camera; non vede? Il letto è laggiù, non ancora toccato.
—È proprio vero. Che diamine sarà egli accaduto? Ed ho un freddo nell'ossa… un freddo!…
—Eh, si capisce; i caloriferi hanno lavorato fino a tanto che hanno potuto, e poi, buona notte. Ma cosa è stato, mi dica? Se mi avesse chiamato, Dio benedetto!
—Brava! Se ci avessi pensato, sarei anche andato a letto. Ma non ci ho pensato; ero in viaggio.
—In viaggio!—ripetè la signora Zita, inarcando le ciglia.
—Sicuro, in viaggio; ma non si spaventi, la prego. Non ero già a cavalcioni su d'un manico di scopa. Ero partito sull'ippogrifo della fantasia.
—L'ippogrifo! Che diavolo è?
—Ah, non lo conosce? È un quissimile del cavallo pegasèo. Ha capito?
No? Metta allora che io abbia sognato ad occhi aperti.
—Manco male che si sveglia di buon umore!