— Ma io.... — si provò egli ancora a rispondere.

— Almerico! — esclamò il ministro, mozzandogli le parole in bocca. — Non so come nè perchè l’autorità ministeriale si trovi impegnata in questo negozio. So che vi amo come potrebbe amarvi un padre. E da padre vi dico: siete un gentiluomo, avete perso, pagate. Infine, è una licenza che vi dò, poichè l’avete ad ogni modo meritata, e ve la dò insieme con una commissione, la quale, per gran novità, non costa un soldo allo Stato. Vi aiuto a fare il debito vostro di cavaliere, e faccio un buon affare per giunta. —

A quelle argomentazioni non c’era da replicare più altro. Almerico di Montegalda accettò la licenza e la commissione a Parigi.

Le sue valigie furono presto fatte. Prese la commissione, si congedò dal suo ministro, e partì, senza mandare avviso del suo arrivo al Buonsanti.

Perciò, immaginate la sua maraviglia, quando egli, smontando dal treno d’Italia alla «gare de Lyon», trovò il Buonsanti che lo aspettava sul marciapiede.

— Tu qui? — esclamò, dopo averlo abbracciato. — Come sapevi?...

— Caro mio, — rispose l’altro, ridendo, — abbiamo i nostri referendarii, e in alto luogo, come ti è lecito di argomentare.

— Io ti credevo già partito; — riprese Almerico.

— Avrei dovuto partire, infatti, fin da ier l’altro; — disse il Buonsanti. — Ma non ho saputo risolvermi, lasciando le signore sole in un albergo. Sicuro che saresti venuto, ho preferito aspettarti. Ma tu mi vedi qua in abito da viaggio. Non rientro neanche in Parigi. Ti metto in carrozza e me ne ritorno dentro, ad aspettare il mio treno. Orsù, dunque, vieni; consegna la tua sacca da viaggio a questo giovanotto, ed usciamo. —

Almerico lo seguì, in mezzo alla calca dei viaggiatori. Sulla piazzetta della stazione, un po’ lungi dalla fila degli omnibus, stava una vettura di rimessa, aspettando. Verso questa vettura andava il Buonsanti. Due figure apparvero allo sportello, due figure appaiate e digradanti in prospettiva, come su certe medaglie a due teste; e nella prima di esse, alla mezza luce della sera, Almerico riconobbe il profilo della duchessa Serena. Il giovanotto si accostò, grandemente turbato, come potete immaginarvi. In verità, non aspettava tanto. Ma egli, se era modesto, non era meno intelligente, e potè spiegarsi la presenza delle dame laggiù, pensando che avevano accompagnato il cavaliere, per dargli il buon viaggio.