— Cara mia, come impedirglielo? Sei ricca, sei duchessa, sei bella; tre qualità per essere in vista, tre ragioni per chiamar l’attenzione. E brilli ancora per l’assenza, come per la presenza. Di chi si parlerebbe, se si tacesse delle donne come te? Infine, mia cara, il mondo è un sovrano che non ammette ribelli. O dentro, o fuori.
— L’esilio, dunque? Ci penserò; — rispose Serena.
— Chi ti dice di esiliarti? — ripigliò la marchesa. — Dico che il mondo vuol vedere le sue stelle, e sapere dove sono andate, e al mondo, bella mia, non si può turare la bocca che con atti chiari, aperti, di facile spiegazione. —
Il discorso non prendeva ima buona piega. Ma la marchesa Terenziani aveva detto quello che voleva dire, e non mostrò di esserne pentita. Del resto, sopraggiunsero altre visite: la Sant’Oronzio col suo gran naso, e subito dopo, ma non certamente per seguir lei, gl’inseparabili Pietro e Paolo, i due baroncini, i due fratelli Siamesi.
La conversazione, dopo le cerimonie d’uso, prese tosto un andamento più sciolto. I fratelli avevano già fatto parecchie visite e venivano con la bolgetta piena zeppa di notizie: tutte scioccherie, si capisce, ma di quelle che bisogna ascoltare, come grandi novità: per esempio, il cane della marchesa Ferroni, che aveva divorato un quaderno di musica sacra, la più bella che Donna Olimpia avesse mai scritta, anzi l’unica bella; poi il principe di Valgrana, che aveva perduto seicentomila lire nella Banca dell’Universo, fallita a Parigi; poi la duchessa di Stellanello che voleva separarsi dal duca, suo marito, per incompatibilità di carattere, e ritirarsi a vivere in Carinzia; poi ancora un’altra, la Polidori, la bella Didina, che aveva detto al suo signore e padrone, in piena società: «voi sarete sempre uno sciocco»; ed altre graziose novità di questo genere. Tutto ciò a pezzi e bocconi, alternandosi, come i pastori di Teocrito, dandosi aiuto a vicenda, chiedendosi l’un l’altro un particolare dimenticato, o una frase non bene udita. Insomma, i fratelli Siamesi erano due amenissimi noiosi. A voi parrà che ci sia contraddizione in termini; ma la contraddizione non c’è. Infatti, guardate, quando la società si è appigliata per disperazione al partito di annoiarsi, ha ancora da scegliere tra noiosi e noiosi. Ci sono gl’insopportabili, che dànno ai nervi e fanno sbadigliare; ci sono gli ameni, che chiamano un sorriso sulle labbra; mettete pure di compassione.
Ora lo sbadiglio bisogna nasconderlo, per la decenza; il sorriso si può lasciar correre, potendo aver una interpetrazione più blanda.
Fatti i complimenti d’uso, i due biondi e rosei fratelli Siamesi incominciarono il loro duettino a frasi spezzate.
— Duchessa, come voi ci vedete, — disse Pietro, — noi siamo incaricati....
— Sì, — soggiunse Paolo, venuto in aiuto al fratello, — abbiamo l’incarico....
— Di che? — domandò la duchessa.