—Che Percy! Debbo io scrivere quel nome? E debbo mandare una lettera che la faccia ridere di compassione? Scriviamone un'altra, e il cuore si tenga in disparte.—

«Signora,

«Il bisogno di provvedere alle cose mie per un viaggio così lontano come ebbi l'onore di annunziarle, non mi consente di venire a rassegnarle gli atti del mio profondo ossequio, siccome sarebbe debito insieme e desiderio per me. Poi, debbo dirle ogni cosa? Si prova rammarico a dipartirsi dagli amici, a il commiato è sempre un doloroso momento per tutti. Non si è buoni medici, senza affezionarsi un pochino ai clienti; non si è veduta una gentile inferma tutti i giorni, senza pigliare quella tal simpatia che deriva dalla intrinsichezza. Ecco perchè….»

—Perchè… perchè coteste sono fanciullaggini, e coll'aria di voler nascondere il vero, farò ridere due volte, in cambio di una. Un nobile dolore ha egli da aver vergogna a mostrarsi? Percy vedrà la lettera! La veda pure. Io starò disgraziatamente ancora parecchi giorni a Genova. Venga egli a sorridermi sul viso, e vedrà, in fede mia, che bel giuoco! Suvvia, un'altra lettera, e sia l'ultima.

«Signora,

Perdonatemi! Io partirò senza venire a dirvi addio. In verità, non mi sento di rimetter piede in quella palazzina gialla dove ero entrato come un amico, e dove sono rimasto come un innamorato. Perchè non ardirei confessarvelo? Vi ho amato, sì, vi ho amato, e voi forse ve ne sarete avveduta. Voi non amate me, e di cotesto mi sono accorto ben io. Donna gentile, perchè verrei io a piangere a' vostri piedi, cagione di rammarico per la vostra anima pietosa? Noi non possiamo comandare al nostro cuore; nè voi voltarlo ad un affetto che non era spontaneamente venuto, nè io a soffocarvi il mio, nato vigoroso, ribelle ad ogni argomento della ragione.

Perdonatemi dunque, o signora, e siate felice. Un giorno, pensando allo scomparso amico, non ricorderete ch'egli…. che il suo affetto vi abbia mai cagionato un dolore….

—Legga pure il Percy questa frase, e sorrida, se gli dà l'animo! gridò il giovine; quindi seguitò a scrivere:

«La è questa, l'unica consolazione che porterà seco, in terre
lontane, il vostro

GUIDO LAURENTI.»