«È egli vero che si possa dimenticare, come asserisce il duca di Marana? Gli amori di vent'anni, sì certo; ma gli amori di trenta….. gli ultimi….. che! che! troppo profondo è lo schianto. Si cancella il solco; ma il vallo romano di Caledonia, ma il canale di Neco nell'istmo egiziano, si scorgono ancora dopo diecine e diecine di secoli. No, io non la dimenticherò; ma ella almeno non mi vedrà a patire, e il suo Percy non avrà a sorridere di compassione. O potrei io rimanere vicino a lei, spettatore dolente, e spregiato? O forse potrei vivere qui solo, a nutrirmi di memorie, a contemplare quel mazzolino di fiori secchi che ella un giorno mi ha dato, e che hanno aria di deridermi al capezzale?…..»

A quel povero mazzolino, già i lettori lo vedono, era minacciata la sorte del veleno. Laurenti si mosse per ispiccarlo dalla parete; ma appena lo ebbe afferrato, gli caddero le forze e lo sdegno, e così, coi fiori tra mani, si lasciò andare su d'una scranna, dove rimase a contemplarli malinconicamente.

«Fu un bel giorno, o divina, quello in cui mi avete donato questi fiori salvatici, dimezzando il mazzolino che vi aveva offerto la vecchia contadina. «Siete voi, mi diceste, che mi avete condotta lassù, dov'è incominciata davvero la mia guarigione ed è giusto che ne abbiate la parte vostra.» Sì, l'ho avuta la parte mia, e con buona misura eziandio! Poveri ramoscelli di timo e di sermollino, voi soli direte come io l'ho amata, e come sarei stato felice se il vecchio suocero di Maddalena si fosse apposto al vero, quando ebbe a credere che Luisa fosse mia…… mia…..»

Il ricordo di quell'errore del contadino condusse l'addolorato giovane nella regione dei sogni. Vivere con quella donna, anco a patto di dover comandare agli impeti della passione, sarebbe stato il colmo della umana felicità. Ed egli, forte dell'amore di quella donna, la rapiva agli sguardi, alle adorazioni profane del volgo. Quelle regioni lontane dov'egli andava per disperazione, gli profferivano un asilo pe' suoi amori felici, E già si vedeva colà, a mutare i passi lenti con lei in una di quelle grandi foreste, dove un largo padiglione di musacee e di liane intrecciate non lasciava penetrare la sferza del sole. Le ancelle, vestite dei variopinti tessuti di Madras e Mazulipatnam, uscivano dallo chattiram con larghi ventagli di acacia per venirle a rinfrescar l'aria sul viso, mentr'ella se ne stava adagiata nel suo letto pensile, saldato ai noderosi rami di due alberi di mangifere. Ed egli, seduto daccanto a lei, le stava leggendo un dramma di Calidasa o un canto del Ramayana, nella lingua sacra dei Bramini, che essi avevano imparata per loro diletto e ad inganno del tempo. Per vivere in quella guisa, che non avrebbe fatto egli? Come Visvamitra, il gran re penitente, di cui narra Valmiki nel suo immane poema, egli si sarebbe rassegnato a mille e mille anni di ascetismo, pur nella speranza di essere innalzato dalla virtù della sua contemplazione al triplice regno di Indra, al firmamento azzurro de' suoi desiderii.

Un dolore immenso, profondo, senza speranza di tregua, ha pure di simiglianti allucinazioni, come la sete prolungata ha i suoi miraggi nelle arene del deserto. Spaventose allucinazioni, quando svaniscono; dolorosi miraggi, quando il pellegrino trafelato giunge al luogo dove la fata morgana gli aveva fatto scorgere il pozzo di Nachor.

Fu un triste svegliarsi, quello di Guido! Ripose nel suo luogo il mazzolino, mentre le lacrime gli innondavano le guancie, e recatosi allo scrittoio, cominciò una lettera per quella donna da cui voleva accomiatarsi senza pure vederla.

«Luisa,

«Vi ho amato; ho sognato. Vi amo ancora, ma il mio sogno s'è dileguato ed ho scorto la dolorosa verità. Povero stolto, che volevo risanar gli altri, e sono caduto infermo io medesimo! Ma io porterò la pena dell'errore; amate, siate felice, io mi allontanerò dagli occhi vostri per sempre.

Non vengo a prender commiato da voi; chè non potrei vedervi contenta e sorridente a fianco del Percy, dell'uomo che riamate, e per contro mi riuscirebbe troppo gran peso il mesto addio, consigliato al vostro cuore da una sterile pietà….»

Qui Laurenti si fermò per rileggere lo scritto; ma com'ebbe scorso il foglio, gittò la penna con atto di sdegno, e fece la carta in pezzi.