Egli fu nella notte, in mezzo al silenzio di ogni cosa creata, che Laurenti cominciò a leggere nella sua anima afflitta, a raccogliere i suoi dolori e ordinarli in forma di pensieri. La mezzanotte era suonata, quando egli, che ancor non era uscito dalla sua camera, sentì il bisogno di muoversi e di respirare un'aria manco soffocata di quella. Aperse la finestra, e la brezza notturna e l'azzurro del cielo stellato, parvero chetargli un tratto lo scompiglio della mente.

Dalla finestra della signora Argellani si scorgeva un po' di lume che trapelava dalle stecche della persiana.

«Non dorme ancora;—pensò Laurenti—che fa ella? Ricorda le gioie della sua bella giornata, rinnova nel suo cuore le fiamme che vi accesero i lunghi sguardi del suo innamorato Percy! Io ho lavorato per gli altri, mi sono affaticato per gli altri, ho messo per altri il cervello a partito…. Gran colpo che ho fatto! gran vittoria che ho riportato! Ma forse non lo avrei fatto, forse non mi sarei affaticato del pari, sapendo che doveva tornarmene questo premio? O si ha da far il bene solamente per l'utile che se ne spera? Guido Laurenti sarebbe egli diventato un'egoista?»

Mentre egli così pensava il lume si spense nella camera della donna gentile.

«Dormi, dormi, e ti consolino i sogni, le immagini leggiadre delle feste a cui torni fidente e serena. Va, dove certo ti aspettano i sogni del tuo Percy; senti la stretta del suo braccio che poderoso ti sostiene, mentre i vostri piedi si aggirano in cadenza nel vortice della danza e il suo alito infuocato ti bacia i capegli. Egli così tenero non pensava a te, egli non ti faceva argomento de' suoi sogni, allorquando tu ti spegnevi a poco a poco nella solitudine del tuo dolore. Allora, chi sedeva al tuo capezzale, chi interrogava ansioso le lievi pulsazioni del tuo cuore, chi persuadeva la vita all'anima tua, mentre la infondeva nelle membra, chi viveva della tua esistenza e ti faceva partecipe alla sua, era un ignoto, era Guido Laurenti, il quale aveva giurato di restituire i bei colori della salute e della giovinezza al tuo volto e morire egli di poi; imperocchè egli ti amava e il cuore gli diceva che, risanata, non avresti più dato il cuore a nessuno.

«Morire! Aveva giurato di morire per lei…. pazzo, tre volte pazzo! A che terrei la promessa? a chi dunque! Si muore, quando non si ardisce dire alla donna salvata: amatemi in ricompensa del benefizio; l'amore vi ha fatto male, che importa? tornate a patire per me. Ma questa donna oggi ama un altro; anzi riama l'antico. Che altro significa il rinato desiderio delle feste? che altro il ritorno del Percy ai piedi di lei? Ed ella che lo comporta e sorride!….

«Dio santo, avete voi così plasmata di fango la più bella delle vostre creature, ch'ella abbia senza vergogna e senza rimorso da ricader nelle braccia all'uomo che l'ha abbandonata, e ritorna a lei per amore di novità, senza avere patito con lei? Cosiffatti amori, accesi soltanto dalla vista di due labbra vermiglie, che sfuggono il sudario della morte e tornano colla risurrezione della carne, sono invero una profanazione della dignità e della logica. E perchè non ha inteso ella cotesto? Perchè!…. La è stoltezza, la mia, a domandarlo. C'è forse mai stata virtù di logica, o senso di dignità, nel cuor vostro, o figlie di Eva? O non siete voi piuttosto quelle che noi vi andiamo immaginando, noi adoratori degl'idoli fatti colle nostre mani, e di attributi scaturiti dal vaneggiamento delle nostre contemplazioni? Il camaleonte muta i colori secondo che la luce percuote il suo tenue involucro di membra; noi vi illuminiamo coi raggi della nostra mente, vi coloriamo coll'iride delle nostre passioni, e voi risplendete. Uno spensierato gaudente che passi da vicino, vi scorge suffuse di roseo, irradiate di splendori, opera tutta dell'amore di un artefice affettuoso. Ed egli allora, che non ha fatto nulla per voi, che non ha sudato all'opera, che non vi ha neppure guardato quando giacevate smorte e dimesse, egli allora si fa innanzi sollecito, si pone fra il disgraziato artefice e voi, si piglia egli la luce, si beve egli il calore.

«Ed io ho studiato tanto, senza sapere tutto ciò? Povero uomo, suda sui libri, rapisci i segreti alla terra ed al cielo! Ma che dico io di libri? E l'esperienza dolorosa del passato! Mio povero cuore, viscere smemorato che sei, o non ti valse a nulla aver patito gli aspri tormenti una volta? Tu sei ricaduto stupidamente nell'inganno; hai soffocato nel tuo profondo il primo suono di quella corda già offesa da un antico strappo, la quale avrebbe potuto con le sue stridule vibrazioni dare il segnale d'allarme alla ragione dormente. Va; se non fosse che Laurenti non dee morire pel signor Percy, saprei soffocarti ben io in una violenta affollata, in una mareggiata improvvisa di sangue».

Così pensando, si tolse dal vano della finestra, ov'era rimasto fino a quel punto; corse allo stipo, e aperto un cassettino, ne cavò una boccetta che gittò sdegnosamente a terra. Il cristallo si ruppe, e quelle poche goccie di liquore che v'erano rinchiuse, spruzzarono il pavimento.

«Va, disperditi, veleno che dovevi uccidermi, senza che rimanesse traccia di te, così ch'io rimanessi fulminato, senza che altri, anco a spararmi le membra, potesse ascrivere la mia morte a disperato proposito! Va, disperditi; io non farò altro che castigare il mio cuore, flagellare, rompere per sempre la malaugurata corda dell'amore. Andrò in India…. partirò subito… due o tre giorni basteranno per dar sesto a tutte le cose mie…. Buon padre! egli mi ha fatto il triste dono della vita, ma egli mi ha lasciato altresì la ricchezza, per custodirmi contro i mali della turpe necessità. Io non sarò un Prometeo incatenato sullo scoglio; io correrò lontano lontano, dove non vedrò, dove non udrò nulla, più nulla!…