A Laurenti, in quella vece, il cuore si stringeva, si gelava sempre più. Se egli rimaneva ancora dieci minuti nel salotto della signora Argellani, certo schiattava, non potendo contenersi più oltre.
Si alzò allora per accomiatarsi da lei.
La signora Luisa, turbata anch'essa, si alzò del pari; gli porse la mano, che egli toccò a mala pena, e guardandolo in viso con una cert'aria ansiosa che il Percy non poteva scorgere, seduto com'era dietro di lei, ma che bene notò il duca di Marana, gli disse:
—Ci vedremo?
—Sì;—rispose asciutto Laurenti.—Verrò di questi giorni a ricevere i suoi riveriti comandi.
E inchinatosi a lei, stretta convulsivamente la mano al duca di Marana, salutato severamente quell'altro, uscì con rapido passo dal salotto.
Il giovine addolorato non vedeva nemmanco la strada; le lagrime, non potendo uscire, per la vergogna, dagli occhi, gli offuscavano la vista. Come fu a casa, nella solitudine della sua camera, si lasciò andar bocconi sul letto, mormorando tra i singhiozzi che gli facevano gruppo alla gola:
—Oh, mio povero cuore! mio povero cuore!
XXI.
Io non ho l'animo crudele di uno sgherro o d'un giudice del Sant'Uffizio, da compiacermi a noverare i patimenti di Guido in quella brutta giornata. E v'hanno poi di cotali dolori che non si possono descrivere e che non intende neppur bene colui che li prova; dappoichè essi, per la loro intensità medesima, gli tolgono la coscienza dell'essere.