—Dalle vette nevose del Davalagiri fino al capo Comorino! rispose lo spagnuolo.—A Lei il viaggio riuscirà certamente più profittevole che non a me; ma che importa? Ella sarà il capitano ed io il sopraccarico; imparerò comodamente quello che avrà studiato Lei, e le insegnerò quel poco che so per esperienza, cioè dove si trovano le più belle tigri e i più sperticati boa.

—Che orrore!—gridò la donna gentile.—Dunque ella, signor dottore, ci ha portato questa bella novità da Milano?

—Non da Milano signora; da Torino, dove ho passato questi ultimi giorni.

—Questi ultimi giorni!—pensò Luisa.—Il disegno è dunque nato qui a
Genova… dopo la sera di lunedì.

La signora Argellani si tenne naturalmente queste considerazioni per sè, e proseguì a voce alta:

—Anch'io ho in animo di viaggiare, ma non andrò così lontano. Poichè la salute m'è tornata, piglierò il bordone di pellegrina e andrò, secondo l'antica usanza, a sciogliere il voto a qualche santuario famoso.

—Davvero… Ella partirà?—chiese turbato il Percy, che fino a quel punto era stato tranquillo e sorridente vicino a lei.

—Sì, partirò; ma non si ponga in mente, per carità, che io voglia andar molto lunge. L'Oberland della Svizzera e le sponde del Reno avranno pure qualche eremo dove io possa andarmi a rinvigorire le membra affralite.

—L'Oberland! il Reno!—pensò il bruno Percy.—Anch'io potrò andare da quella parte quando mi aggradi.

Questo pensiero gli restituì la calma e gli fece rifiorire il sorriso arrogante sulle labbra.