—Il signor Marinasco; non lo conosce Vossignoria?

—Sì, un'ottima persona davvero! E poichè mi fate ricordare che debbo andare da un notaro per certe faccende, mi recherò appunto da lui.—

Un'ora dopo, Laurenti entrava nello studio del notaro Marinasco, a fare un atto di donazione della sua casa.

Il notaro fu un tal poco maravigliato quando udì il nome del donatario.

—Questo ragazzo è nato vestito,—mormorò egli tra i denti.—E' non avrà neanco a piatire coi vicini di sotto, per ragion di confini.—

Io spero che l'avveduto lettore avrà capito la cagione di questa maraviglia del notaro, e perchè borbottasse di confini, e di ragazzi che nascevano vestiti.

Fu triste, assai triste, l'ultima notte che Laurenti passò nella solitaria dimora. La sua anima sconsolata, posta nel giorno a continua tortura dalla fretta degli apprestamenti e da tutte le altre cure della partenza, era caduta in una specie di rilassatezza, nella quale c'entrava anco per molto la prolungata insonnia di quei giorni, così tristamente fecondi d'ogni maniera di dolori.

Scese a passeggiare in giardino. La notte, stellata, azzurra, trasparente, sembrava irridere colla sua imperturbabile calma alle procelle del cuore di quel giovine che stava ritto presso il muraglione, vero simulacro della pochezza umana al cospetto dell'infinito. Guidato dall'invisibile auriga, il Carro seguiva l'eterno viaggio; Cassiopea, i Gemelli, la cintura d'Orione, splendevano colle loro forme più ricise in mezzo a quelle miriadi sterminate di corpi celesti nelle profondità dello spazio. Il firmamento era muto, tranquillo, come l'immensità di cui esso appare unica forma visibile ai mortali; ed egli, povero microcosmo, agitato, sconvolto da violenti uragani, non contava nulla in quel gran mare dell'essere.

«Addio, mia povera casa! addio, lembo di cielo che sorridi a questa conca di terra popolosa, dove ho vissuto così tranquillo tanti anni come in mezzo al deserto. Ah, fossi rimasto mai sempre intento a guardarvi, o stelle del mio cielo, a indagare i vostri segreti, o fiori del mio giardino!

«Nulla! nulla! nemmeno un saluto! Ella parte dimani…. questa mattina, anzi; chè oramai sono le tre dopo la mezzanotte. Ma che cuore ha costei, che non sente neppure il bisogno di dire all'amico, all'uomo che l'ama e che ella non vedrà mai più: perdonate, io non posso amarvi, ma sono triste del vostro dolore?