«Forse ha ragione; forse nel suo cuore di donna ella ha sentito essere manco acerbo fuggire, che darmi un ultimo addio, nel quale io non avrei scorto che un atto cortese di pietà, di quella pietà che io ricuso!»
Questi erano i pensieri di Laurenti. Dopo aver corso da capo a fondo il viale, dopo essersi fermato più volte a contemplare la palazzina Argellani che appariva opaca nel fondo, e cercato di ricreare una forma bianca sotto l'albero di pino, il cui ombrello si dipingeva foscamente riciso nel primo strato azzurro che lasciassero discoperto le digradanti colline, l'assiduo evocatore di amare ricordanze andò a fermarsi presso il noto sedile di pietra, accanto ai rami dell'olmo.
Ella non era per fermo venuta a salutare quel punto estremo della sua villa, innanzi di partire! Che cosa doveva importarle degli amplessi tenaci dell'edera, di quell'idillio di piante nel quale egli, ebbro d'amore, aveva raffigurato un idillio di cuori, il sogno della sua vita?
Diede un lungo sguardo di malinconia a quelle nozze verdeggianti, un lungo sospiro a quelle ricordanze amarissime; spiccò una fogliolina d'edera, in forma di cuore, poi un'altra, e le ripose ambedue tra le faccie del suo taccuino; quindi si lasciò andare sul sedile, spossato di membra e di anima, senza volontà, senza pensieri.
La natura, così a lungo dimenticata, voleva la parte sua. Guido cadde in un sonno profondo, tosto visitato da un sogno che io chiamerò sogno di prigioniero, imperocchè l'uomo privo di libertà, impedito da catene, sogna sempre l'aria aperta, i viaggi, l'uso infine di tutti quei diritti che gli sono menomati dal chiavistello e dalle sbarre del carcere; e Guido, abbandonato dalla donna gentile, sognò che essa gli era daccanto, e che ambedue adagiati in una nuvoletta rosea veleggiavano verso l'orizzonte lontano, in mezzo a soavi splendori di cielo, le mani nelle mani, gli occhi amorosamente fisi negli occhi, e mormorandosi a vicenda: ti amo!
Quando si svegliò, il sole era già alto e scottava la lavagna su cui egli s'era sdraiato. Intorno a lui stavano rispettosamente aspettando, e vigilandolo che non cadesse a terra, i servi e il buon giardiniere.
—Ma che diamine è saltato in capo a Vossignoria di dormire qui all'aria aperta, per buscarsi qualche malanno? O non sa che la rugiada è tanto veleno che si filtra tra carne e pelle a chi sta smemorato a pararla?
—Sì, sì, ma che volete? Ero stanco e mi sono addormentato qui, senza pure avvedermene. Che ora è?
—Sono le dieci suonate da un pezzo.
—Ah, gli è troppo tardi, ed ho ancora molte cose da fare!—