—No, caro Giacomo; amo anzi molto di barattare quattro parole colla brava gente del vostro stampo.

—Grazie della sua bontà!—rispose commosso il giardiniere, e nella commozione si lasciò andare a stendergli la sua mano callosa.—Verrò, con sua licenza, a vederla qualche volta, e per fare qualcosa, le darò anche una mano in giardino. Vossignoria, per esempio, mi scusi veh!… ma non la mi sembra aver molta pratica delle margotte.

—Avete un subbisso di ragioni; fo tutto d'inspirazione, come vedete, e avrò caro che mi correggiate. Ma… le vostre visite non dispiaceranno poi… al vostro padrone?

—Che padrone? Io non ho padroni. La mia signora, che è sola in casa e comanda lei, è una dama come va, e non sarà dolente, quando lo sappia, che io faccia qualche cosa per un così buon vicino, e sopratutto così cheto, che non lo si sente mai.

—Che cosa volete voi dire?—dimandò ansioso Laurenti.

—Dico quello che è. Veda, due anni or sono, ci stava qui una famiglia chiassosa che nulla più; mezza dozzina di marmocchi che facevano un casa del diavolo; poi una fantesca che gridava come una spiritata, con una vociaccia da schiuder le orecchie ai sordi; poi de' buontemponi che venivano a giuocare alle pallottole col capo di casa…. Insomma, la mia povera signora non poteva uscir mai nel giardino, che ella ama pur tanto; non poteva affacciarsi mai sulla prateria qui sotto, a cagione di quel diavoleto.

—Non l'ho mai veduta;—disse Laurenti con piglio sbadato.

—Bravo, perchè Vossignoria guarda le nuvole, sia detto con sua buona licenza. Ma noi l'abbiamo veduta, sul muro accanto all'olmo, proprio l'ultima volta che la signora venne in giardino.

La conversazione diventava importantissima pel nostro innamorato; laonde, facendo uno sforzo supremo per vincere il suo turbamento, si affrettò a sostenerla con quest'altra frase posticcia:

—Ama molto i fiori, la vostra signora?