—Chi mai può essere, a quest'ora, e con tanta premura di entrare?
—Presto, presto!—gridò una voce affannata—dov'è il signor Laurenti?
Venga subito, subito!
Laurenti aveva già riconosciuto la voce del Giacomo, e innanzi che egli finisse di parlare, aveva fatte le scale.
—Eccomi, Giacomo, eccomi qua. Che ci è di nuovo?
—La signora sta per morire, Dio mio! Non le si sente più il polso. La faccia presto, per carità!…..
Laurenti non istette a pensare; si morse il labbro fino a far sangue; afferrò il cappello, e giù a furia per la viottola, oltrepassando il Giacomo, che pure non andava di gamba malata. Come fu alla postierla della villa Argellani, vi si cacciò sollecito: il giardiniere la rinchiuse da dentro, e ambedue corsero, volarono per la prateria, fino alla palazzina gialla.
IX.
Guidato dal giardiniere, Laurenti entrò in quel sancta sanctorum, pur dianzi inaccessibile, di tutte le sue quotidiane adorazioni.
La prima persona che incontrò, fu un'adiposa femmina, dalla faccia bitorzoluta con qualche pelo sul mento e gli occhi mezzo chiusi da palpebre carnose, la quale ei riconobbe, senza averle parlato mai, per la signora Tonna, la governante di casa. Costei, che non istarò a dipingervi, poichè non ne franca la spesa, era una di quelle donne tutte miele in apparenza, affettuose a parole, ma che non si muoverebbero da un seggiolone per dar la mano a chi casca, buonissime a dire una terza parte di rosario secondo la vostra intenzione, perchè non hanno altro da fare, ed egoiste nel profondo dell'anima.
—Ecco il medico!—gridò il Giacomo, appena l'ebbe veduta—ecco il medico!