Ma non se ne andò Laurenti, il quale non si addiede nemmanco della notte sopraggiunta. Per lui, il muraglione, la prateria, l'aria tuttaquanta, erano rischiarate da una striscia luminosa, come la luce elettrica, via lattea spiccata dal cielo e distesa lunghesso il sentieruolo sabbioso.
O non era stata quella una gran giornata di sole per l'anima sua? Quante cose in un giorno! E come l'aria, rischiarata dal passaggio della bellissima donna, doveva essere popolata d'immagini graziose, di dolci speranze e di promesse arcane!
Luisa! Bel nome! Egli lo sapeva finalmente, e stava con fanciullesca cura a pronunziarlo, non come si fa a Genova, ma scandendolo in tre sillabe: Lu-i-sa, e sibilando un tal poco l'esse, alla maniera toscana.
E' non era un nome strano, di quelli che certi capi scarichi impongono alle bambine, per dare importanza di eroine da romanzo o da dramma alle loro creature grame. Gli era un nome quieto, gentile, dolce a pronunziarsi e dolce ad udirsi: Luisa!
E' non era Elisa, nome da mettere in endecasillabi morbidi e flosci come quelli di… acqua in bocca, per non farci maledire dal secolo, che li ha in gran pregio; non era neppure Eloisa, nome da far ricordare la badessa del Paracleto, innamorata d'un teologo, o la svizzera di Gian Giacomo Rousseau, innamorata di un astrologo sconclusionato. Era Luisa, modestamente, umanamente e soavemente Luisa.
Questo nome gli suonò nell'orecchio tutta la notte e il giorno vegnente; questo nome gli balzò spiccato dal viso e da tutti i contorni della signora, quando egli la rivide un'altra volta in giardino, sicchè gli pareva non potesse ella in altro modo chiamarsi.
E il modo di avvicinarsi a lei? Dov'era il secondo vaso di camelie che dovesse, rompendosi a tempo, condurlo a fianco della bella signora?
In verità, debbo dirlo ad onore di Laurenti, e' non ci avea più pensato. Que' pochi fatti, quelle poche impressioni che mi sono provato a narrarvi, gli formavano come un viatico che gli sarebbe bastato per un mese di strada. Più tardi certamente sarebbe venuto il desiderio di nuove cose; imperocchè nessuno ignora esser l'amore una specie di scala di Giacobbe, il cui capo è arrembato all'uscio del paradiso e salito il primo piuolo si vorrebbe salire il secondo e così via via fino a tanto che non si giunga a cantare le litanie coi serafini. Ma Laurenti avea fatto un po' di sosta, come per misurare l'altezza a cui era giunto, e già gli pareva un bel tratto.
Il momento di ripigliar la salita, anzi di spiccare un gran volo a dirittura, veniva intanto senza che egli se ne accorgesse, senza che ei lo aiutasse, o vi si disponesse colla tensione dei nervi.
Una sera, verso le nove, egli stava nella sua biblioteca (ma non potrei giurarvi che studiasse) allorquando udì scampanellare all'uscio di strada. Si fece alla finestra, in quella che il servo, uscito dal pianterreno, andava ad aprire.