—Voi dimenticate, caro il mio Giacomo, che prima d'esser tirato giù da voi, vi avevo tirato su io stesso con una pianta di camelia…… che io avevo tirato giù a bella posta.
Il lettore intenderà di leggieri che quest'ultima parte del suo ragionamento, Guido non l'avea messa in parole, e se l'era tenuta gelosamente per sè.
—Del resto, buon Giacomo,—proseguì il giovane,—la gran medichessa è stata sempre la natura. V'hanno sostanze semplici le quali fanno tutto, e l'uomo se ne piglia immeritamente il vanto, come se fosse lui l'inventore, il creatore delle sostanze stimolanti e delle deprimenti che un giorno a caso conobbe, nè tutte per bene, e che battezzò tutte con orribili nomi. Nel caso della vostra signora, e' non c'era a far altro che stimolare un tratto l'inerte materia, e questo ho fatto io, senza molta fatica.
—Sì, sarà vero, ma queste sostanze bisogna saperle adoperare a tempo e luogo. O che, mi canzona? Vossignoria è un gran mago, e non vuol sentirselo a dire.
Laurenti si messe a ridere, e salutato il buon giardiniere, si avviò verso la palazzina.
Anche per la signora Argellani il sole s'era levato più bello, quel giorno. Ella s'era alzata alla sua ora consueta, e stava seduta presso la finestra, a bere la tiepida aria del mattino, quando Laurenti entrò nel suo pensatolo.
La donna gentile arrossì lievemente, come poteva una povera anémica, vedendo il suo giovine Esculapio.
—Signora,—balbettò egli, inchinandosi profondamente, come per nascondere la sua commozione—già alzata a quest'ora?
—Sì, mi sentivo meglio, assai meglio dei giorni scorsi;—rispose la signora Argellani,—ed ho voluto poterle testimoniare col fatto la efficacia delle sue cure. Ma anzitutto il suo nome, perchè io lo ricordi come quello di un amico…..
—Guido Laurenti, signora, e desideroso di meritare questo titolo.