—Già siamo buoni vicini;—disse ella;—ma io per verità non sapevo che Ella fosse medico, e che il rimedio stesse accanto alla malattia, con un semplice muro di separazione. Qui tutti la credevano un naturalista, e più particolarmente un botanico.

—Mi diverto, signora; lo studio è una grande consolazione alla gente sola, e fa bella la solitudine stessa.

—Alla sua età!

—Ho già vissuto molto, signora, e senza lo studio, che apre nuovi orizzonti allo sguardo dell'anima, avrei potuto finir male. Ma parliamo di Lei; come va il polso?

—Veda;—gli rispose la signora Argellani, sporgendogli il braccio.

—Non c'è male; ma sono troppo piccole pulsazioni. Signora, badiamo bene; qui c'è una malattia di sfinimento, che alla sua età (lasci che parli anch'io dell'età) che alla sua età non ci dovrebbe essere. Ora, se io le ragiono liberamente della sua malattia…..

—Oh non ho paura, io!—interruppe la signora Luisa sorridendo malinconicamente.—Amo anzi che mi si parli così.

—Sta bene, e ciò mostra la buona tempra dell'animo suo; ma io non ho poi da dirle nulla che metta alla prova il suo coraggio;—rispose Laurenti.—Se io le ragiono liberamente della sua malattia, egli è che il suo organismo non ci ha punto colpa, sibbene il pensiero.

La signora Luisa non fe' motto, quantunque Laurenti si fosse fermato a bella posta per avere una parola di lei, da riappiccare il discorso. Ella in quella vece chinò la testa e guardò il pavimento.

—Orbene, gli è il pensiero che fa guerra all'organismo, e in Lei, signora, l'organismo ha resistito e resisterà ancora un pezzo; ma non bisogna far troppo a fidanza con esso. Quello che è accaduto ier sera non deve ripetersi.