—È vero tutto ciò, è spaventosamente vero!—disse la inferma crollando mestamente il capo.

—Or bene, signora, tutto ciò ha da finire. Gli stimolanti della scienza possono in cosiffatte agonie richiamare la vita, ma fino a tanto che la loro efficacia non siasi perduta, consumata dalla consuetudine sulle regioni cardiache e sulle estremità delle membra. Ma all'interno vuolsi provvedere, perchè coteste agonìe non si ripetano. Le sostanze ferruginose, i tonici, i cibi analettici (tutte parole che io non le starò a spiegare, perchè la scienza non perda anch'essa la sua materia colorante) debbono rinnovare il sangue, e ravvivare l'organismo per conseguenza. Alla complicità assassina del pensiero debbono far guerra i mezzi igienici, che consistono principalmente nel moto, nel mutamento dell'aria, cose tutte che recano novità di sensazioni e, disviando gradatamente l'animo dalle sue morbose consuetudini, finiscono a cacciar di sede l'interno nemico.

La signora Luisa stette anch'essa un poco sopra pensieri, come solea fare il suo interlocutore; poi gli rispose con quella lentezza che le era dimestica:

—Ella parla divinamente, signor dottore. Intendo ora com'Ella abbia saputo incantarmi il Giacomo, il quale non sa discorrere più che di Lei. E certo, se a me premesse molto di ricuperare la salute per godere la vita, io potrei mettermi ad occhi chiusi nelle sue mani, ed esser sicura del fatto mio. Ma innanzi di pensare a risanare, bisognerebbe che rinascesse in me il desiderio di vivere.

—Ma questa che Ella mi chiede sarebbe la convalescenza;—rispose Laurenti—ora nessun medico, sia pur Boherave redivivo, potrebbe condurla di primo salto a cotesto.

—Vede Ella dunque? Io non desidero la vita. Soltanto mi spaventa il dolor fisico; quello svenimento di iersera mi ha fatto paura, lo confesso. Ma se io potessi andarmene chetamente, senza una commozione violenta…..

—Ma perchè, Dio santo, perchè?…..—proruppe Laurenti, cogli occhi gonfi di lagrime.—Questo, signora, è odio di sè, e un'anima eletta non ha da sentire di così brutte passioni.

—Odio? no—rispose l'inferma.—Io non ho mai odiato nessuno, lo giuro a Dio che mi ascolta, e che Ella ha invocato. Non odio neppur me, povera creatura, che non ho mai fatto male ad alcuno. Ho a tedio ogni cosa, ecco tutto, senza frasi sonore, senza ira, senza rammarico.

Laurenti non seppe rispondere più nulla. Quella malattia resisteva a tutti i suoi consigli, a tutte le sue esortazioni. Chinò il capo, chiuse il volto nelle palme, e stette immobile, silenzioso, mentre nel profondo del suo cuore infuriava la tempesta.

Il soave accento della signora venne ad interrompere quel lungo silenzio.