—Sì, vado a Milano.

—O quando?

—Dimani; vado a passare alcuni giorni laggiù, dove alcuni amici mi aspettano. Tu, se odi ancora a sparlare, puoi dire chiaro e tondo che io non sono neppure a Genova; poichè, alla fine, una calunnia, segnatamente quando risguardi una donna, se si può levarla di mezzo con due parole….

—Dici ottimamente, e, non dubitare, ti servirò a misura di carbone.

—Addio, dunque!

—Addio; buon viaggio, e fammi una retata di pallide lombarde.—

Verso sera Laurenti andò dalla signora Argellani, come aveva promesso. La conversazione non fu molto ordinata, nè ricca di belle novità, sebbene la donna gentile fosse d'un umor gaio oltre l'usato. Pensando alla sua partenza, che gli era nata in mente a mezza strada come una felice inspirazione, Guido non badava molto a tener vivo il dialogo con quelle immaginose parlate che egli sapea fare su d'ogni tema, solo che gli si desse appiglio con quattro parole.

Come fare a dirle che parto? pensava il giovine, mentre la donna gentile gli venia raccontando le sue pensate di quel giorno.—Il mio viaggio è nato lì per lì, senza preparazione, senza avvertimento di sorta… Ma infine, che cosa le importerà che io me ne vada? Ella oggimai non ha bisogno del medico, ed io d'altra parte non debbo a nissun costo lasciar credere alla gente che amo questa donna, cosa pur troppo verissima, e che ella ama me, il che non è punto vero. Ella amar me? Ella avvedersi solamente che io l'amo?…

Tutti quei bei pensamenti lo condussero finalmente a dire ad alta voce che la mattina seguente egli doveva partire per alla volta di Milano.

—Che? voi partite?