—Ah sì, un bel vegliare che fa!

—Sicuro, fa il chilo;—rispose padre Prospero, tentando di rimettersi a dormire.

—Come? che avete detto? In voi, l'incaricato di questa delicatissima operazione sarebbe il cuore? O che fa intanto lo stomaco?

—Non ne so nulla, io; si tratta di affari interni, nei quali io non entro. Ci pensi chi deve. E voi lasciatemi dormire in pace.

—Bravo! Mentre la vostra bella nepote sta ascoltando la sua sentenza!—

Quelle parole ebbero la virtù di farlo saltare sulla poltrona.

—Che sentenza?—gridò.—Che sapete voi della mia nepote?

—Sappiamo, fratello Prospero,—disse il padre Restituto,—sappiamo quello che ci ha detto il priore, dopo il suo colloquio col sottoprefetto di Castelnuovo. Non vi confondete per così poco, e veniamo all'essenziale. Ora il priore è andato in giardino, col padrino Adelindo…. Mi capite? La visita del sottoprefetto e le sue rivelazioni stanno per avere un effetto.

—Ah!—disse il padre Prospero, come un uomo che avesse capito, od anche come un uomo che sbadigliasse.

E ricadde sulla poltrona, assai più disposto a riprender sonno, che a proseguire la conversazione.