—C'è ben altro che il capitolo!—gridò il padre Restituto.—Se volete degnarvi di rammentare quel che s'è detto ieri, prima di entrare in refettorio, io stesso, che prima non vedevo di buon occhio la presenza dei novizi tra noi, vi ho confessato sinceramente d'essermi convertito alle vostre ragioni.
—Era una cortesia da parte vostra,—disse il priore, inchinandosi.—Ma restava sempre una opinione personale.
—A cui partecipavano tutti;—entrò a dire il padre Agapito.—Del resto,—soggiunse egli speditamente, per non lasciarsi sopraffare da nessuno,—e appunto perchè si era parlato di conversioni, avreste pure potuto aspettare un giorno e un'ora.
—Non bruciava mica il convento!—esclamò il padre Ilarione.
—Eccone un altro!—disse il priore, sforzandosi di ridere, ma assai più disposto a mandarli tutti al diavolo in un solo convoglio.
—E un altro ancora, e un altro, fino ad avere l'unanimità;—ribattè il padre Ilarione.—Scusate, priore, non c'eravate che voi, a vedere la necessità di mandar via i novizi: noi altri si era già tutti persuasi di tenerli.
—Ma per che farne, Dio buono?—gridò il priore, che già stava per mettere la pazienza da un lato.—Non voglio credere che vi passasse per la testa di farne due frati!
—E perchè no? Erano pure venuti per questo!
—Via, signori, parliamo sul serio, se si può. Ci eravamo prestati cortesemente ad un capriccetto di donna; ecco tutto. Non si fonda impunemente un ordine come il nostro, senza destare la curiosità della gente, senza far nascere le voglie più strane. Una ragazza molto gentile e molto romantica, s'è messa in capo di vedere il convento; ha trovato il modo di violare la consegna, o la clausura, se così mi è lecito dire. Non l'abbiamo riconosciuta subito; perciò ha potuto ella rimanere tra noi. Ma ditemi, o signori; poichè la cosa è stata scoperta, anzi, poichè c'è stata solennemente annunziata, era prudente da parte nostra, era savio, di dire a quella ragazza: restate? E in un convento d'uomini?
—Di cavalieri, lo avete detto voi;—osservò il padre Agapito.