—A voi, sta bene; ma non così a noi, che non abbiamo le bizze in corpo. Il convento, o signori….
—Che convento! Vada al diavolo il convento!—gridò il padre Agapito, per non essere da meno del suo avversario.
—Ah, ecco un'idea!—ripigliò il padre Marcellino.—Al diavolo il convento! Cioè, traducendo la vostra esclamazione in forma piana e cortese, sciogliamo pure la nostra comunità. Non mi oppongo al disegno. Tanto, vedete, signori miei, qui c'è entrato il demonio. La pace se n'è andata, e niente varrà a ricondurla tra noi. Inoltre, senza quella donna che è partita stamane, non c'è più vita, non c'è più luce, a San Bruno; ma tenebre, ve lo dirò col Salmista, tenebre ed ombra di morte.—
I duellanti rimasero di sasso; il padre Restituto cascava dalle nuvole.
—Voi, padre Marcellino!—esclamò.—Siete voi, che parlate così?
—Io, sì, io! E che vi credevate? che fossi di pietra? Sono, è vero, il più tranquillo di tutti noi, non escluso il padre Tranquillo, che ha messo i ferri in batteria. Ma ci ho un cuore, ci ho un cuore…. come voi, Restituto, come voi, Agapito, come voi, Ilarione, Bonaventura ed Anselmo, che siete tutti innamorati. Negatelo, sì, fate la bella figura di Pietro nel pretorio di Gerusalemme! Peccato che non ci sia un gallo, per cantarci tre volte! Ma la farò io, la parte del gallo evangelico. Voi, Agapito, ieri mattina, mentre il sottoprefetto di Castelnuovo tratteneva il priore a colloquio, eravate fuggito alle Querci, sulle orme dei novizi; e non già per amore del novizio vecchio, si capisce. E voi, Restituto, che facevate frattanto? Andavate in qua e in là, chiedendo a tutti dove fosse andato l'amico Agapito. E non già per desiderio dell'amico, si capisce anche questo. E voi tutti, Agapito, Restituto, Ilarione, con qualchedun altro di giunta, iersera, mentre il priore discorreva col padrino Adelindo, per consigliarlo a darci questa brutta mattinata, che cosa facevate, di grazia? Lavoravate a tutt'uomo per muovere lo zio Prospero, e mandarlo in giardino, ad interrompere un colloquio che vi rendeva feroci. Dite di no, se vi dà l'animo! Volevate contrariare un'opera creduta necessaria dal nostro priore, dall'unico tra noi che non avesse perduta la testa, dall'unico tra noi che non fosse cotto del monachino biondo.—
Gli ascoltatori erano rimasti scombussolati da quell'assalto oratorio. Volevano parlare, interrompere il corso delle rivelazioni, ma non ne venivano a capo. Il padre Marcellino aveva preso l'aìre e voleva giungere in fondo. Ma anche lui dovette fermarsi un istante, per riprendere il fiato. E qui lo interruppe il priore.
—V'ingannate, Marcellino;—diss'egli gravemente.—Io sono più innamorato di loro; più innamorato di voi tutti, messi insieme.
—Oh! oh!—gridarono tutti in coro.
—Non c'è oh che tenga;—ripigliò il padre Anacleto.—Innamorato morto! Il padre Marcellino ha dato l'esempio delle confessioni; ricevete la mia.—