Il padre Anacleto fece un gesto espressivo di malcontento.
—Signori, vi prego;—disse egli;—voi non avete a che fare in questo luogo; rammentate gli obblighi della cavalleria.
—Che cavalleria d'Egitto! Qui c'è frateria e non altro. I Templarii, che erano frati e cavalieri, son morti da un pezzo.
—Poi,—soggiunse il padre Marcellino, che pareva il capitano della banda,—primo debito di cavalieri è quello di saper ragionare. E voi, sia detto con vostra licenza, non sapete, o non volete, che torna lo stesso.
—Sia pure, non vogliamo;—rispose il priore.—Vedete dunque che non è il caso d'insegnarci più nulla.—
E faceva l'atto di rimettersi in guardia. Ma lo spazio tra lui e il padre Agapito era occupato. Bisognava infilzarne parecchi, prima di giungere al petto dell'avversario.
—Ad ogni modo, sentiamolo!—disse il padre Restituto, vedendo che non c'era verso di mandar via gl'importuni.
—Forse ci avrà qualcosa di nuovo;—osservò il padre Tranquillo.
—Sì, anche di nuovo;—rispose il padre Marcellino, cogliendo la frase in aria.—Siamo venuti a predicare la pace, e vi mettiamo davanti agli occhi la popolazione di Castelnuovo, che trarrà partito da questo scandalo, per dire del nostro convento tutto il male possibile.
—Dicano quel che vogliono;—borbottò il padre Anacleto;—non me ne importa un bel nulla.