Il fratello Giocondo si premette il ventre con un moto involontario delle palme. Una di quelle botte, accennate dal padre Anselmo col nome generico e quasi innocente di lesioni, gli pareva quasi di riceverla lui. E frattanto seguitava a dare occhiate in qua e in là, come se aspettasse qualcuno. I carabinieri, forse?
Frattanto, i due avversarii, con le punte rivolte a terra, s'inchinavano in atto di assentimento. Il padre Anselmo proseguì in questa forma:
—Signori, voi obbedirete rigorosamente ai comandi. Vi darò l'alto, quante volte mi sembrerà che uno di voi sia ferito, o abbia mestieri di ricogliere il fiato. Siete fuori d'esercizio tutt'e due, ed anche questo vi può intervenire. Siamo intesi;—conchiuse il padre Anselmo.—Signori, rammentate questo: che combattete lealmente. A voi!—
E accompagnato il segnale con una alzata del fioretto che gli serviva come bastone di comando, il maestro di combattimento si tirò indietro d'un passo, per lasciar libero il giuoco dei ferri.
Strana combinazione! Il duello si faceva davanti a quel sedile di pietra, su cui, la sera antecedente, si era posato il monachino biondo. Dov'era, in quel punto, e che pensava il monachino? Se avesse mai potuto immaginarsi quello che succedeva per lui! Il padre Anacleto diede un'occhiata a quel posto, e gli parve di vederlo là, col suo viso d'angelo e con gli occhi intenti alla scena. Ah, monachino adorato! Per quale dei due avversarii erano i vostri sguardi più teneri? Il padre Anacleto non lo distinse bene; forse perchè, la sera antecedente, al ricordo del padre Agapito, il monachino biondo si era chiuso in silenzio diplomatico. Lo sapete pure, il proverbio: chi tace non dice niente.
Comunque fosse, il dubbio non era punto piacevole. E il padre Anacleto, o, se vi torna meglio, il conte Gualandi del Poggio, diede un'occhiata al suo avversario, un'occhiata che pareva volesse passarlo fuor fuori; ma subito dopo sorrise, come bisogna sorridere nell'atto di sbudellare il proprio simile, od anche di esserne sbudellato; stese il braccio destro, alzò il braccio sinistro, ripiegando la palma verso la testa, e cadde in guardia con una grazia, che dimostrava l'uso antico e la padronanza dell'arma.
Qui, forse, v'immaginerete, che il fratello Giocondo, non che stringersi il ventre, si dèsse a dirittura per morto. Disingannatevi; proprio in quel punto il fratello Giocondo metteva un grido di gioia, che fece voltare la testa ai due combattenti.
—Che c'è?—disse il priore.
Ma prima che il converso potesse dargli risposta, sboccarono da un viale i conventuali di San Bruno. Otto in numero, perchè gli altri sei erano già sul terreno, e i due novizi erano partiti, otto in numero, ma disposti a far chiasso per sedici. Dovevano essersi concertati per quella irruzione, ed anche essersi appiattati in tempo dietro un filare di cipressi, per saltar fuori nel momento opportuno, preparati a sentirsi dire anche delle impertinenze, pur di mandare a monte ogni cosa.
—Non lo vogliamo, questo duello!—gridarono.—Non lo vogliamo! Non lo vogliamo!—