Non vi riferisco il rimanente di quella malinconica conversazione, poichè la mia storia non ne ha punto bisogno. Del resto, la mia storia è finita. Qualche settimana dopo, si celebrarono le nozze Gualandi Ruzzani, e gli sposi, felici che Dio vel dica, si disponevano ad un lungo viaggio, a mezza via tra l'equatore e il polo artico. Prima di andarsene da Castelnuovo Bedonia, vollero fare una gita. Indovinate dove? Al convento di San Bruno.

Era una bellissima giornata di settembre. Se fossimo in principio di volume, ve la descriverei. Siamo all'ultima pagina, e ciò vi salva da uno squarcio di prosa.

Il convento era deserto, ma per i nostri due protagonisti lo popolavano abbastanza i ricordi scambievoli. Del resto, c'erano essi, e per allora non si richiedevano comparse, a ravvivare la scena. I pochi parenti ed amici, che avevano accompagnata la coppia felice, erano fin troppi per l'uso.

—Cari luoghi!—mormorò lo sposo all'orecchio di lei, mentre si traversava il giardino.—In questo crocicchio, quando tu sei partito, bel serafino biondo, siamo venuti alle grosse.

—Un duello!—esclamò ella, stringendosi al fianco di Valentino.

—Quasi,—rispose il conte, stringendo a sua volta il braccio tremante del serafino biondo.

Questi, o questa, perchè gli è tutt'uno, fece l'atto di accostarsi a lui, per scoccargli un bacio; ma si trattenne a mezz'aria. Era presente un terzo incomodo, un amico, un compagno d'altri giorni, che il conte Gualandi aveva voluto testimone alla cerimonia nuziale. Mettete che fosse il narratore di questa povera storia, e non andrete lungi dal vero.

Il povero testimone, mentre gli sposi correvano di qua e di là per tutti i recessi del convento, evocandone ad una ad una le dolci memorie, era andato a sedersi sotto il colonnato del chiostro, ed era rimasto assorto in una meditazione profonda.

—Che peccato!—esclamò egli ad un tratto, senza por mente che pensava ad alta voce.—Dopo tutto, ci starei ben io, in questo bel luogo solitario, a far la vita che egli non ha avuto costanza di proseguire. E giuro a Dio che nessun monachino biondo….

—Non giurate!—interruppe una bella voce argentina.—O presto o tardi, c'è sempre il rischio di pentirsene.—