Qui il signor sottoprefetto si fermò di schianto.

—Ma quando?—pensò egli.—Prima di tutto la promozione a prefetto, e un po' di fortuna per saltare una classe. Ma prima di tutto, ancora, il matrimonio Francavilla Ruzzani. E questo diavolo del signor Prospero, che non mi ha scritto ancora! È capace di non esser forte in ortografia, e di vergognarsi. Se sapessi dov'è alloggiato, gli manderei un telegramma.—

Quest'idea del telegramma, passata a caso per la mente del sottoprefetto, ci tornò il giorno dopo. Il signor Prospero non si era fatto vivo, e il cavalier Tiraquelli era sulle spine.

—Ah, lo accomodo io! Non mi ha detto a che albergo voleva scendere; ma io gli farò vedere che posso saperlo ugualmente. Nulla sfugge all'occhio vigile dell'autorità.—

E quel giorno, per l'appunto, il sottoprefetto di Castelnuovo Bedonia batteva il telegrafo per domandare al questore di Milano in quale albergo si trovasse ad alloggio un signor Prospero Gentili, di cui dava tutte le indicazioni necessarie.

—Sarà maravigliato, domattina, di ricevere un mio telegramma, prima di alzarsi da letto. Caro signor Prospero! Sarà pure obbligato a rispondermi.—

Per intanto, capitò la risposta del questore di Milano. In nessun albergo, secondo che appariva dai rispettivi elenchi dei viaggiatori, esisteva un Prospero Gentili, od altro di somigliante, con nepote o senza.

Se aveste veduto il muso del sottoprefetto di Castelnuovo, dopo la lettura di quel telegramma! L'usciere, che aveva portato il foglio e lo aveva veduto accogliere con tanto allegra sollecitudine, dovette svignarsela in fretta, per non ricevere il calamaio, od altro arnese dello scrittoio, nella testa. Il segretario venne per la firma, e fu mandato al diavolo. Entrò la sottoprefettessa e fu mandata col segretario. Insomma, il nostro uomo schiattava dalla rabbia, e finì col chiudersi nel suo ufficio, dichiarando che per tutto quel giorno non voleva vedere nessuno.

Il signor Prospero non era andato a Milano! Che cosa voleva dire quella novità? Peggio ancora, che cosa voleva dire quella bugia? Perchè, infatti, si trattava d'una bugia, e detta con animo deliberato. Era il "mentire sapendo di mentire" di cui si è fatto tanto spreco in politica. La bugia del signor Prospero sarebbe stata perdonabile, se egli fosse partito solo. Un ripesco amoroso, Dio buono, chi non l'ha? Ed è forse necessario che un uomo dica chiaro e tondo: badate, io vo da questa parte, anzi che da un'altra? Ma il signor Gentili era partito con la sua nepote, e dopo aver preso formalmente congedo. La cosa era grave; rasentava lo sfregio. Uno sfregio all'autorità? Il sottoprefetto di Castelnuovo Bedonia non era uomo da tollerarlo.

E frattanto, nessuno si presentava. Lo lasciavano solo co' suoi dubbi, senza offrirgli l'occasione d'un piccolo sfogo. Il signor cavaliere si rammentò allora di aver detto che non voleva vedere nessuno.