E afferrato il campanello, suonò furiosamente.
L'usciere comparve sull'ingresso.
—Che cosa comanda il signor cavaliere?
—Chiamatemi il signor Borgnetti.—
Il signor Borgnetti era il delegato di pubblica sicurezza del circondario di Castelnuovo Bedonia.
Un pensiero venne in mente al sottoprefetto, poichè l'usciere fu andato. Se il questore di Milano si fosse ingannato, negando l'arrivo del signor Gentili in quella città? Ma no; come poteva ingannarsi, se aveva veduto l'elenco dei viaggiatori? O forse il signor Prospero, andando a Milano, aveva creduto opportuno di cangiar nome? Perchè? Ma, lo avesse pur fatto, il telegramma del cavalier Tiraquelli al questore di Milano dava chiaramente i connotati della persona, e il telegramma del questore rispondeva con uguale chiarezza intorno ai due casi.
Il sottoprefetto di Castelnuovo non ci vedeva più lume.—Oh, devo saperlo!—borbottava.—Lo saprò, dovesse costarmi…. È un'azionaccia che mi fa il signor Prospero. Ma è possibile? No, non può essere, qui c'è di sicuro un equivoco. Ah sciocco petulante! Asino calzato e vestito! T'hanno a far commendatore! Te lo darò io, il collare! Ma che cosa può essere accaduto, che questo signor Prospero…. Non vorrei che gli fosse capitata qualche disgrazia per istrada. Ma, in questo caso, perchè non mandarmelo a dire?
Il sottoprefetto ripigliò il campanello e suonò da capo. L'usciere ricomparve sull'ingresso.
—Il signor Borgnetti?
—S'è mandato a chiamare. Era a letto, e si veste.