Il padre Anacleto spiegava ad alta voce tutte queste belle cose, mentre dava occhio al proseguimento dell'opera. Gli strati del terreno si succedevano con varia vicenda di chiaro e di scuro. Tutto ad un tratto, le vanghe diedero un suono sordo, come di cosa asciutta e consistente che si sfaldi. E venne fuori una sostanza grigia, lamellare, in cui si riconobbe tosto uno strato di ceneri.
Qui per l'appunto cascava il dubbio. Erano quelle ceneri un avanzo di banchetto funebre, o indizi d'un focolare domestico? Il padre Anacleto, interrogato dal serafino biondo, che prendeva tanto diletto in quella esplorazione quanto suo zio ne prendeva negli apparecchi della colazione, mostrò di credere al banchetto funebre, anzichè al focolare domestico. E ne disse anche le ragioni; verbigrazia la postura del deposito, che non corrispondeva alla naturale collocazione d'un focolare. La caverna essendo abitata da una famiglia, o da un aggregato di famiglie consanguinee sotto l'autorità d'un capo, non era da credersi che il focolare fosse posto quasi nel mezzo, per dar noia a tutti; laddove la presenza delle ceneri, intesa come avanzo d'un banchetto funebre, si spiegava benissimo colà, portando la consuetudine che il fuoco si accendesse sulla tomba del congiunto, a cui si facevano i funerali.
Accanto a quell'ammasso di cenere si scopersero altri cocci ed ossa di animali domestici, ma rotte irregolarmente, e qua e là intaccate da solchi poco profondi. I banchettanti ci avevano di sicuro lavorato attorno coi denti.
L'attenzione degli esploratori andava a mano a mano crescendo. Ma essa arrivò al colmo, quando, a forse un metro e mezzo di profondità, le vanghe diedero un suono metallico, scoprendo la grigia e scabra superficie di una falda di sasso.
Il priore non volle che il lastrone fosse subito alzato; ma fece scavare torno torno il terreno ed allargare la buca. Mercè questa operazione, fu posto in chiaro che quel lastrone orizzontale posava su altri quattro, verticalmente piantati.
Un silenzio religioso regnava nella caverna. Qualche cosa di sepolto cinque o diecimil'anni addietro stava per ritornare alla luce.
—A voi, fratello Adelindo,—disse il priore,—copiate questa forma di sepoltura, prima che sia scoperchiata.—
Il serafino biondo mise mano al suo albo e segnò con pochi tratti sulla carta il fondo della buca, sul cui orlo si era seduto. Com'ebbe date le ultime ombreggiature al disegno, si tirò da banda e fu rimosso il lastrone.
Apparve prima di tutto…. Cioè, diciamo le cose come stanno, non apparve niente; che non poteva dirsi qualche cosa, almeno per gli occhi, il terriccio nerastro di cui era piena la buca. Ma rimuovendolo con garbo, incominciarono a presentarsi al tatto, quindi alla vista, alcuni frammenti d'ossa, in cui, e per la forma loro, e per la collocazione che avevano, il padre Anacleto ravvisò le coste di uno scheletro umano. Mescolati a questo si rinvennero parecchi ossicini di forma irregolare e di grandezze diverse, che potevano appartenere al carpo e al metacarpo delle mani. Così era difatti, e si trovarono anche le falangi delle dita; segno che il cadavere era stato composto là dentro con le mani incrociate sul petto. Proseguendo l'opera con ogni diligenza maggiore, per non iscompigliare la disposizione anatomica delle parti, si scopersero i radii e gli omeri, indi il teschio, e via via tutte le membra in quella postura di persona raggomitolata, a cui era stato costretto il cadavere, per farlo capire in quella piccola buca.
Il serafino biondo aveva ripigliato il suo albo. E quegli avanzi d'un corpo raccolto nel sonno eterno furono ritratti dalla matita sulla carta; dopo di che, pezzo per pezzo, lo scheletro fu levato dalla fossa e collocato in un canestro. Il teschio era benissimo conservato, e la bianchezza e la porosità del tessuto osseo facevano fede di molta antichità, non meno che della asciuttezza del suolo. Del resto, la sua superficie allappava la lingua; cioè a dire vi lasciava quella impressione, accompagnata da un cotale asciugamento, che fanno sulle labbra, e sul palato, certe sostanze acerbe od amare. Voi qui, lettori umanissimi, farete le maraviglie, ed anche qualche gesto di orrore, pensando che se quelle ossa allappavano la lingua, bisogna dire che qualche lingua ci si fosse accostata. Ma che volete farci? I dotti son fabbricati così, e non c'è verso di mutarli. Sanno che quel gusto d'asciutto ed acerbo nella superficie delle ossa è indizio d'antichità, e l'accertamento d'un fatto così importante val pure un piccolo sacrifizio. Del resto, o non avete mai veduto nei quadri santa Maria Maddalena al deserto? Anche lei bacia un teschio, e senza averci la scusa nell'amore della scienza. Pure, nessuno di voi inorridisce, vedendo una cosa simile. Non inorridite dunque, vi prego, se vedete il padre Anacleto accostare la lingua all'osso frontale, o al parietale d'un povero sepolto di cinquanta o cento secoli fa.