—No, certamente, e la ragione non isfuggirà alla sua perspicacia. L'opera di un savio governo non finisce qui; deve andar oltre, promuovere queste alleanze tra provincia e provincia, perchè tutte le parti del gran corpo sociale ne risentano i benefici effetti e il corpo medesimo si rassodi nell'intreccio di tutte le parti che lo compongono. Ora, che cosa siamo noi, prefetti (e dico prefetti, perchè la promozione non può star molto a venire), che cosa siamo noi, se non gli strumenti di questa indagine, di questa cura diligente, di questa….—

Il cavalier Tiraquelli cercava il sostantivo, e il signor Prospero glielo suggerì.

—Impresa matrimoniale;—diss'egli.

—Signor Prospero!—esclamò il sottoprefetto, rizzando la testa, come per dare tutta la misura della sua dignità offesa.

Ma tosto si avvide, all'aria modesta del signor Prospero, che il suo interlocutore non aveva voluto dir niente di malizioso, e ripigliò, sorridendo:

—Diciamo anche impresa matrimoniale, quando i matrimonii non escano da quest'ordine elevato d'idee. Noi, inoltre, abbiamo l'ufficio, ugualmente nobile, di cercare il merito, dovunque si trovi, di farlo risaltare e di premiarlo, ad esempio ed incitamento per tutti. Ella, signor Prospero, ne ha la sua parte, e il governo aveva già pensato a mandarle la croce.

—A me?

—Sicuramente. Il nostro signor Prospero non era forse capitano della guardia nazionale?

—Che non si è mai radunata.

—Non è colpa sua, signor Prospero, ma dei passati ministeri, che non hanno pensato mai a rialzare il prestigio di questa istituzione in Castelnuovo Bedonia. Per me, ufficiale del governo, Ella è stato capitano per oltre dieci anni; ha dunque diritto alla croce di cavaliere. E non basta.