Neanche qui il fatto diede ragione al padre Restituto. Il padrino Adelindo se ne veniva verso l'atrio, col suo visetto d'angelo, con un grazioso incarnatino sulle guance, indizio di una camminata frettolosa all'aperto, e col sorriso sulle labbra, testimonianza del suo adorabile candore.
Giunto sotto l'atrio, senza avere neanche rivolta un'occhiata dalla
parte del bastione, salutò con un leggiadro cenno del capo e il padre
Restituto e il padre Tranquillo, e andò a fermarsi davanti al padre
Agapito, che stava alquanto più indietro.
—Fratello,—gli disse,—vorreste farmi un favore?
—Due, se posso,—rispose il padre Agapito, facendo a suo malgrado un inchino.
—Amerei sapere dov'è andato mio zio. L'ho cercato per tutto il bosco, senza trovarlo.
—Sarà nella sua cella, m'immagino.
—No, non c'era, e appunto per ciò sono andato a cercarlo fuori.
—Avete guardato in biblioteca?
~ Ah sì, davvero,—gridò il serafino, ridendo,—l'unico luogo dove non sono andato! Ma egli è così poco amante della lettura, che in verità non mi passò neanche per la mente di cercarlo là dentro. E così,—soggiunse, per tirar bellamente il padre Agapito ad accompagnarsi con lui,—avete fatta la vostra radunanza?
—Sì;—disse il padre Agapito.