Finirò con una statua di Messalina Augusta, che mi ha grandemente colpito; grassotta, genialotta, cogli occhi un po' grossi, alla guisa di certi miopi, i ricciolini sulla fronte, ravvolta in una sontuosa rica, e con un bambino nelle braccia: il suo generoso Britannico, di cui parla Giovenale, in un verso orridamente famoso.
È strano l'effetto di quella statua. Se in cambio di trovarla a Roma dugent'anni addietro, vale a dire in terra di pagani e in un tempo assai più pagano del nostro, l'avessero scoperta dieci anni fa, sul territorio di Lourdes, si sarebbe gridato al miracolo, e la portentosa immagine di Nostra Signora, innalzata sugli altari, farebbe prodigi a bizeffe, coi ciechi, con gli storpi, e magari anche con le donne sterili.
Debbo confessare tuttavia che un miracolo essa lo ha fatto per me, quantunque non trasformata da nessuna apoteòsi. Dopo averla considerata un bel pezzo, mi sono appressato a lei e le ho bisbigliato un nome; non già quello di Claudio, non già quello di Silio; il nome di Pietro Gossa. E quella briccona mi ha fatto il bocchino.
Lo credo, io!
XII.
Le grandi cose e le piccole.—Teatri e concerti.— Incipit lamentatio. —Il più costoso tra tutti i rumori.—Caffè cantaiuoli.— Il faut que jeunesse se passe. —I sette castelli del diavolo.—Cavalli e pantomimi.—L'amore al lavoro.
Abbiamo veduto il palazzo del campo di Marte con tutte le sue dépendances, e abbiamo veduto il palazzo del Louvre; l'esposizione del presente e l'esposizione del passato, la transitoria e la permanente; a farla breve, le due grandi cose di Parigi.
Ma Parigi non vive solamente di grandi cose; vive molto e sopratutto di piccole. Chi non ha lette Les petites industries di Edmondo Texier, uno studio pubblicato sulla famosa Guida di Parigi del 1867, dove l'arguto scrittore del Siècle racconta come, vadano a finire i trecentomila mozziconi di sigaro buttati quotidianamente per via, come si faccia il pan grattato per le trattorie di quart'ordine, come si fabbrichino le creste di pollo e le ossa di prosciutto, e via discorrendo, non sa quanto ingegno ci voglia per cavare il nuovo dal vecchio, nè quanta fortuna arrida a questi sforzi di una civiltà sopraffina. Qui niente d'inutile, niente di perduto o di buttato via; dei rilievi d'un pranzo della Maison dorée si fa un arlequin dei Mercati; cogli avanzi dell' Acadèmie nationale de musique (che così pomposamente si chiama il teatro dell'Opera) si possono fare le musichette dei cafés chantants. Qualcheduno pretende che ci sia uno scambio, come un movimento di flusso e riflusso; ma io non ardisco andare tant'oltre.
All'Opera si spende troppo e non è dato a tutti di entrarci. Il bureau de location si apre un'ora prima dello spettacolo; bisogna far coda all'ingresso, per sentirsi a dire, un'ora dopo, che primi, secondi e terzi posti, tutto è andato a ruba da cinque giorni, e magari da quindici. Volete un biglietto d'anfiteatro, d'orchestra, o di loggia, per la medesima sera? Lo troverete sicuramente, ma ad uno di quegli uffici di rivendita, che sono frequentissimi nelle vicinanze dei teatri, e specialmente sui boulevards, pagando, secondo le circostanze, quaranta o sessanta lire quello che è segnato per quindici sui prezzi correnti del bureau de location, il quale non ha mai nulla per voi.
Tra parentesi, che cosa ne avviene? Quello che è avvenuto due settimane fa, appunto alla grande Académie nationale de musique. Un tenore si ammala, poche ore prima dello spettacolo. Come supplirlo, da un momento all'altro, e senza la possibilità di una prova d'orchestra? Cambiar lo spartito! Magari; ma, per far ciò, mancano le decorazioni, il vestiario, le scene. In quella gran mole, così bella, quantunque farragginosa, dell'architetto Garnier, non c'è posto per un magazzino, per una attrezzeria proporzionata al bisogno. Ci vuole almeno un giorno per introdurre e mettere a posto tutto ciò che occorre allo scenico allestimento del Profeta o del Faust. Dunque? Bisogna rimandare la gente che sta per entrare in teatro e restituirle i danari: cioè, intendiamoci, promettere di restituirli la mattina vegnente, con comodo, e mediante il sistema della coda al bureau de location.