E penso poi a quel vecchio glorioso, il cui genio ispira artisti così potenti; a quell'altissimo poeta che tutti debbono invidiare alla Francia, perchè, volere o no, è il primo poeta vivente d'Europa, e sarà, col Byron e col Goethe, uno dei tre primi poeti del secolo.

XV.

A Versaglia.—Splendori e miserie.— Cherchez la femme. —Camillo Desmoulins e madama di Pompadour.—Gian Giacomo e Diana di Poitiers.—I ritratti e gli originali—Politica d'andata e ritorno.—Il teatro.—Ricordi storici.

Il paziente lettore, che mi ha seguito fin qua, non può certamente nutrire il sospetto che io voglia condurlo attorno per tutti i luoghi memorabili di Parigi. Faccio per la città quel che ho fatto per l'Esposizione universale; tra le cose che ho vedute, noto solamente quelle che possono darmi appiglio a qualche considerazione, non affatto inutile per un lettore italiano. S'intende per un lettore paziente, come il mio, di cui sopra.

Ciò posto, venga il sullodato lettore con me. Dal boulevard des Italiens si svolta nella chaussée d'Antin, dove abita il Gambetta, con la sua République française. In capo alla strada è la piazza, la prateria a forma di scavo e la pagoda della Trinità; ma noi non entreremo in chiesa; svolteremo a sinistra, per andare alla stazione di San Lazzaro, scalo famoso della ferrovia de ceinture, donde ogni giorno, quando c'è aperta l'Assemblea nazionale, partono i treni parlamentari per alla volta di Versaglia. Chi lo avesse mai detto a Luigi XIV!

Andiamo, già lo indovinate, a Versaglia. Si può infatti, dimenticare un visibilio di cose, tra belle e strane, che adornano Parigi e i suoi pressi; ma Versaglia non può lasciarsi da banda. È stata la sede della monarchia, dopo il Louvre e prima delle Tuileries, per un periodo di tre regni, interrotto soltanto da una reggenza, che abitò in Parigi, al palais Royal, e fece le sue miserabili prove nella famosa via Quincampoix. Da Luigi XIV, che ha edificata la reggia di Versaglia a Luigi XVI, che ne è uscito, per andare, di debolezza in debolezza, fino alla piazza della Rivoluzione, Versaglia è stata il teatro di tutti i grandi ricevimenti, di tutte le feste, ed anche di parecchie brutture de' suoi regali padroni. Laggiù la stolta revoca dell'editto di Nantes, per compiacere alla signora di Maintenon e ai gesuiti; laggiù l'infame Parc aux cerfs, una specie di Capri, nascosta tra i faggi e gli ontani, che non ebbe poca parte nella rovina dei Capetingi. Luigi XVI doveva espiare i falli de' suoi antecessori e lasciare la testa su quella medesima piazza, dove si era festeggiato ventitrè anni prima il suo matrimonio con l' Austriaca. Era finita pel fasto di Versaglia, quando le donne del popolo di Parigi andarono in processione tumultuaria fino alla cancellata della Corte di Marmo. Ma, anche prima, i reali di Francia incominciavano a non trovarsi bene in mezzo a quel fasto. Maria Antonietta amava sopra tutto un villino, ascoso nel bosco, il piccolo Trianon, graziosa fabbrica italiana, ad un piano e mezzo, con cinque finestre di facciata, e le cucine mezzo affondate nel suolo. La regina e le sue dame, semplicemente vestite di percallo bianco, passavano le loro giornate in quel luogo, ricamando, giuocando, o fingendosi contadine e adempiendo allegramente gli uffici di quello stato, così bello nei quadri di Boucher e di Watteau. Immaginate che idillio, in riva a quel laghetto, in cui si specchia ancora la celebre casetta svizzera! Vedendo il piccolo Trianon, e pensando alla vita tranquilla di quella regia lattaia, il cui marito fabbricava toppe o scriveva trattati di fabbroferraio, ricorre alla mente il frusto paragone della calma che precede…. quel che sapete.

Versaglia non è più una reggia; è da quarant'anni un museo. « A toutes les gloires de la France » ci scrisse su quel povero Luigi Filippo, che le rispettò tutte, le ospitò tutte, anche richiamandole dall'esilio, ma ebbe, a quanto pare, il torto gravissimo di non aggiungerne abbastanza di sue. La guerra d'Africa non doveva servire ad altro che a formare i generali per un'altra dinastia.

Quelle glorie ci son tutte davvero, nel palazzo di Versaglia, rappresentate nel marmo, o sulla tela, da tutti i grandi uomini e da tutte le vittorie della Francia. I monarchi ci hanno i loro ritratti, in una sequela non interrotta, da Clodoveo a Napoleone III; i contestabili, gli ammiragli, i marescialli, i guerrieri famosi, gli uomini di Stato, si mescolano coi poeti, cogli artisti e con le donnine belle. Cherchez la femme. E a Versaglia non occorre nemmeno cercarla; si trova su tutte le pareti. Curiosa, che, frammezzo a tanti ricordi monarchici, facciano capolino anche i repubblicani! Camillo Desmoulins mostra la sua faccia arguta davanti al ritratto della Pompadour; Gian Giacomo Rousseau, fresco ancora di tutta la sua gioventù, dimentica le Charmettes, e madama di Warens e il collega Anet, davanti ad una Diana di Poitiers, che si è fatta ritrarre in abito da bagno antico, quello della sua divina omonima, quando Atteone portò in fronte la pena di aver troppo curiosato tra i rami.

Come sapete, anche la repubblica odierna è rappresentata a Versaglia; ma non da ritratti, poichè ogni giorno ci vanno gli originali. La rivolta della Comune aveva fatto andare laggiù l'Assemblea costituente, al suo ritorno da Bordeaux; un meschino puntiglio ce l'ha fatta rimanere, con grande rammarico di Parigi e con noia anche più grande dei signori deputati. Salvo uno o due ministeri, non c'è ombra di autorità costituita; il governo parlamentare ci arriva in convoglio a mezzodì e ne riparte alle sei. La politica francese si fa con due ore di perdita al giorno, andata e ritorno compresi. Se è vero che il tempo è moneta, questa forma di governo è troppo cara e bisognerà cambiarla. I giornalisti di Parigi, costretti a fare ogni giorno come i rappresentanti della Francia, sperano, o temono, secondo i casi e gli umori, che possa aver fine col Settennato. Ma quando finirà il Settennato? C'è chi ne prevede la morte volontaria dopo le elezioni senatorie, il cui esito dovrà assicurare la repubblica conservatrice e rimandare gli ultimi rurali con Dio. Se ciò si avvera, non passerà molto che il Senato e l'Assemblea voteranno il ritorno puro e semplice; quello al Lussemburgo, questa al Corpo Legislativo.

Pour le quart d'heure, si tira avanti col provvisorio. La Camera dei deputati è allogata in un cortile, raffazzonato alla meglio. La sala è fredda, ma per contro non bella. Belli, ma freddi, i corridoi che mettono all'aula, in mezzo a due file di statue, che sole non hanno bisogno di caloriferi. Neanche i quadri avrebbero bisogno di fumo, specie di quello del sigaro; eppure, la buvette e il fumatolo sono stati impiantati in alcune sale elegantissime, le cui pareti si vedono ancora tappezzate di quadri, alcuni dei quali di gran pregio artistico, e tutti di molta importanza storica.