Il dilemma pareva saldo e non era. Infatti, vedete, la signora Vezzosi pensò che Aldo De Rossi avrebbe servito meglio alla verità, gabellandosi per sciocco. Ma, dopo averlo pensato, ne ebbe come un rimorso, parendole quasi di essersi lasciata sfuggire la parola di bocca, e rimase a lungo silenziosa, mentre il giovinotto stava contemplando i fiori bizzarri, disegnati in sottili filettature d’oro sul tavolincino di lacca giapponese che lo separava dalla bella signora.

Anch’egli sentiva un po’ di rimorso d’aver parlato con tanta schiettezza. La signora Elena aveva ragione; certe cose si possono pensare, ma non è punto necessario di dirle. Ed egli, pentito d’averle dette, vedeva già la conseguenza della sua sincerità; vedeva, ad esempio, che, dopo quella conversazione, egli non aveva più nulla a fare in casa Vezzosi e che il meglio sarebbe stato di ridurre a trimestrali, magari anche a semestrali, le troppo frequenti sue visite.

Ma le donne hanno tesori inesauribili di bontà, oppure, se vi piace meglio, raffinatezze di crudeltà, che sventano tutti i calcoli più sapienti di un uomo. Dopo essere rimasta un tratto in silenzio, la signora Elena levò la fronte e disse di schianto al De Rossi:

— Mi promettete una cosa?

— Non so di che si tratta, — rispose egli, felice d’interrompere i suoi studi sulla flora giapponese, — ma vi prometto anticipatamente tutto quel che vorrete.

— Voi mi prenderete per confidente delle vostre pene; — ripigliò la signora. — Mi chiederete consiglio nei momenti difficili. —

Addio diradamento di visite, come al signor Aldo degnissimo pareva necessario di fare. La Vezzosi cangiava di punto in bianco il suo sistema di attacco, oppure in atto era da vedersi una trasformazione di tenerezza? Aldo De Rossi non ci pensò più che tanto; rispose un «grazie!» ardentissimo e baciò la mano della signora.

— Che fuoco! — esclamò ella, ridendo. — Siamo noi sempre in pericolo d’incendio? Dite, signor Aldo; vi sareste per caso immaginato di baciare un’altra mano, in cambio della mia? —

Aldo De Rossi non ebbe cuore di rispondere a quella domanda, appoggiata da uno sguardo che pareva volergli leggere nell’anima. Pose in quella vece un ginocchio a terra e ripigliò la mano della signora Vezzosi.

— Perdonate; — soggiunse. — Questa volta è proprio per voi che m’inginocchio. —