— Proprio perchè è lontano; — disse Aldo. — Vedete, Donna Elena, con voi posso parlare. Siete la mia Egeria...

— Ma voi non siete savio come Numa Pompilio; — ribattè la signora Vezzosi. — Basta, parlate egualmente e confidatemi le vostre pene. Che cosa significa questo esser geloso di un assente, appunto perchè egli è assente?

— Signora, — fece Aldo, — avete notato come oggi, da Birindelli, e poi nel ritorno, ella fosse gentile con me, quantunque ci fosse lui?

— Sì, l’ho notato, e, se volete riconoscerlo, vi ho anche un pochino aiutato.

— È vero, e vi ringrazio. Ma avete veduto stassera? L’Anselmi non c’è, fa l’imbronciato, ed ella ha rizzato muso.

— Non mi pare, signor Aldo, non mi pare. Ella non fa che ballare.

— Già, con tutti, e senza lasciare un ballo. Vedete che furia! E non trova neanche il tempo per rivolgere un’occhiata a questo sciocco che è il vostro umilissimo servo.

— Dio buono! Ma voi siete incontentabile. La donna che amate non ha da vedere che voi!

— È la mia opinione; o tutto o nulla.

— Perciò, — disse la signora Vezzosi, fermandosi a mezzo il terrazzo, e guardando in viso il suo cavaliere, — al poco che vi è toccato... preferireste il nulla.