— Sopratutto non dandogli retta, — soggiunse la signora Elena, appoggiando sulla frase, — possa averli studiati, essersi convinta e persuasa del modo con cui amano gli uomini del nostro tempo. Orbene, signor Aldo, nell’amore degli uomini della vostra generazione c’è una parte di desiderio e una parte di vanità. Questa, poi, è molto più del desiderio. Figuratevi come possa entrarci l’amore, l’amor vero, che è un bisogno del cuore, l’aspirazione ad un sentimento di tenerezza, che abbellisca la vita, o la renda sopportabile.

— Come dite bene! — esclamò Aldo De Rossi, traendo un sospiro. — È proprio questo, l’amore che sento. Rinunzierei al possesso della persona amata, rinunzierei alle consolazioni della pubblica invidia, pur di sapere dentro di me che quella donna mi ama e che io posso riporre intieramente la mia fede nella sua.

— Ve l’ho detto; — replicò la signora Vezzosi: — siete un uomo strano, un uomo d’altri tempi. Su che libri vi siete formato? Dico su libri, e non sopra esempi viventi; perchè questi, o mancano, o vivono nascosti. Certi sentimenti, come i colori troppo delicati, non amano la luce viva del sole. —

In quel punto una luce più mite, ma diffusa, coglieva in pieno la persona di Aldo De Rossi, che stava ritto accanto al davanzale del terrazzo, con la faccia rivolta verso l’entrata del Casino. E in quel punto apparve sul limitare dell’anticamera la signora Camilla. Il commendatore Gerardo la teneva a braccetto.

Aldo se la vide baluginare davanti agli occhi e rizzò prontamente la testa. La signora Elena indovinò dal gesto di Aldo che c’era qualche cosa di nuovo, e lentamente, come persona stanca, o svogliata, si girò da un lato a guardare. Non vi dirò che la vista dell’amica le facesse in quel punto un gran piacere. Se ve lo dicessi, non credereste. Siamo dunque intesi, non ve l’ho detto.

— Ah, sei qui, mia cara? — esclamò la signora Camilla, mettendo il piede sul terrazzino. — Ti avevo veduta andar via dal salone con una cert’aria abbattuta!.... Non ti ho vista tornare, e credevo già che ti sentissi male.

— Infatti, — rispose la signora Vezzosi, — il caldo mi aveva oppressa. Non ho neanche potuto finire il valzer, perchè mi era venuto un capogiro.

— Perchè non farmi chiamare? — disse il commendatore Gerardo, prendendo affettuosamente per mano la sua dolce metà.

— Oh, non mi parve necessario d’incomodarvi per così poco. Ho dato invece il disturbo al signor Aldo, che è stato tanto gentile da sacrificarsi per me. Del resto, credevo che voi foste impegnato a giuocare.

— Che! Mi seccavo a veder giuocare gli altri, aspettando che il presidente si fosse liberato da un noiosissimo giudice di mandamento che gli s’è attaccato ai panni e non lo ha ancora lasciato. Per fortuna, — soggiunse il commendatore Gerardo, volgendosi alla sua bella vicina, — la signora Camilla è apparsa sull’uscio....