— Cercavo appunto mio zio, — interruppe la signora Camilla, a cui non metteva conto di far sapere quelle piccolezze alla gente.

— Ed io, — ripigliò il commendatore che non voleva rinunziare al gusto di finire la frase, — son corso incontro alla bella visione.

— Come siete galante! — esclamò la signora Camilla, risoluta per quella volta di mozzargli le parole in bocca, se per caso ne aveva altre da aggiungere. — E adesso vorreste compir l’opera? Ma no; — riprese ella, come pentita; — dividiamo la fatica tra due. Signor Aldo, sareste voi così buono....

— Dite, signora; — gridò Aldo, scattando come una molla.

— Da andare nella sala ove si trova mio zio; — continuò la signora Camilla.

— Sarete servita immediatamente. E gli dirò?....

— Che vado all’albergo; con lui, se crede di accompagnarmi; con Elena e col signor Gerardo, se egli ha ancora desiderio di restare. —

Aldo si affrettò a fare l’imbasciata. Ma dentro di sè andava cercando che diamine potesse aver cagionato quella pronta risoluzione di Camilla. Anche il tono con cui ella aveva parlato era di persona oltremodo nervosa. E questo non era neanche sfuggito all’attenzione della signora Elena, la quale rimase sovra pensiero, lasciando a suo marito tutto il carico della conversazione. Gerardo, come sapete, faceva per due, e all’occorrenza per quattro. Del resto, egli ebbe poco da dire, perchè due minuti dopo tornava Aldo, accompagnando il presidente gran croce.

— Vi sarete seccato, col giudice? — chiese il commendatore al presidente gran croce.

— No, — rispose questi, — mi parlava d’una causa abbastanza importante, che si è discussa ultimamente a Perugia. Sapete, Vezzosi, il proverbio dice: chi l’ha nell’ossa lo porta alla fossa. Si è stati giudici e le cause....