Per fare il paio con questa brevissima istoria dell’amico Zeta, vi dirò che una signora s’innamorò d’un uomo, a lei niente più simpatico d’un altro, perchè egli, sedendo un giorno a tavola daccanto a lei, si prese l’incomodo di mescerle il vino nel bicchiere, quantunque ci fosse dietro la sedia il servitore gallonato, a cui, trattandosi di un pranzo magno, era serbato quel nobile ufficio. Il vicino di tavola ebbe, agli occhi della signora, il merito grande di non aver badato alle convenienze, ma solamente al piacere di servirla. E quando, passato il famoso quarto d’ora in cui cadono gl’imperi, gli uomini e le donne, si sentì confessare in che modo l’amore fosse entrato nel cuore della dama, il buon cavaliere pensò.... pensò, se permettete, che la felicità umana pende da un filo, e che forse un’altra dama, a cui egli avesse fatta più ardentemente la corte, trovandosi a giudicare del suo atto, avrebbe detto in cuor suo: — Ma quest’uomo non ha proprio uso di mondo!
La signora Elena, intanto, cercava e non trovava. Evidentemente, non era sulla buona via. Per sapere di qual donna sia innamorato un uomo, non ce ne sono che due. Anzi tutto, osservarlo attentamente in tutte le occupazioni della sua giornata. Ma questa è una via lunga, e ci sono degli uomini così astuti, che, a tenergli dietro, ci si rimettono le spese. Oppure, c’è lo spediente di domandarne a lui. È la via più diritta, ed anche la più sicura, quando l’uomo ha voglia di rispondere in tono.
Ora, come sapete, la signora Elena gentilissima gliene aveva domandato, ma senza andare troppo a fondo, per la prima volta; ed egli le aveva risposto con molta sincerità, ma anche con molto riserbo per ciò che risguarda la persona, lasciandole capire che su quel particolare non si sarebbe aperto di più. Restava di osservarlo. Ma come? La signora Vezzosi non aveva occasione di vedere il De Rossi vicino ad altre donne, fuorchè a balli e teatri: ma la stagione invernale era passata da oltre due mesi e una nuova occasione bisognava aspettarla altri sei.
Quantunque, se pure ci fossero state le occasioni, non era mica facile indovinare il segreto del signor Aldo alle prime. Non aveva egli confessato candidamente che si trattava di un amore infelice? Un amore di questa fatta è quasi sempre un amore a distanza, nutrito di occhiate più o meno timide, che non è dato di cogliere a volo, con la certezza di colpire nel segno.
Ed era un peccato che la signora Vezzosi non sapesse quel nome di donna, che esercitava tanto la sua curiosità; era proprio un peccato, perchè ella aveva promesso di aiutare il suo gentil provveditore. Lei? Sicuramente lei; sebbene dopo il colloquio che vi ho riferito, una lagrima di dispetto le avesse fatto pizzicare le palpebre.
Aldo De Rossi non era quel bellissimo giovane sul cui taglio si fabbricano, da Lancillotto del Lago in qua, tutti gli eroi da romanzo. Era un giovane serio, pallido, con una gran fronte bianca, la cui severità appariva temperata da due ciocche di capegli, voltate in giù ed appiastricciate a furia di cosmetico secondo l’ultima moda; gli occhi grandi e pensosi, i baffi neri, le labbra tumide e abitualmente contratte; suppergiù un misto di pensatore e di damerino, che non mancava di attrattive e che certamente era fatto per destare una mezza curiosità. A quell’aspetto rispondeva un carattere chiuso, non altiero, ma inaccessibile. Pari a certe fortificazioni moderne, a cui bisogna giunger sotto, per avvedersi della difficoltà somma d’entrarci, Aldo De Rossi non aveva l’aria di tenere indietro la gente, e sapeva anche stare alle chiacchiere, ma senza che ai suoi interlocutori venisse fatto di leggergli nel cuore, più di quello che al giovinotto mettesse conto di lasciar leggere altrui.
A farvela breve, egli apparteneva alla categoria dei tenebrosi; specie di sètta sociale, che non ha simboli, nè riti particolari, ma che pure è facile di distinguere. Sono uomini uguali a tutti gli altri nelle esteriorità del vivere; ma ci hanno questo di singolare, che non è mai dato di coglierli alla sprovveduta. Vi parlano e si lasciano parlare d’ogni cosa, ma non c’è verso di intravedere un barlume di ciò che pensano o fanno, poichè essi sono capaci di passare rasente al segreto della loro vita, senza batter le palpebre, o dare un altro segno di turbamento. In casa loro si penetra a stento, ed essi ci vanno sempre da soli, per non aver aria di novità quando hanno mestieri di cansare gl’importuni. Li vedete da per tutto, ma generalmente, dopo una breve apparizione, scappano via. Dove? Non chiedete di accompagnarli, perchè sarebbero capaci di accettare, per condurvi nel più noioso dei ritrovi, e farvi assistere magari ad una discussione di politica. La politica è l’unico argomento su cui non siano circospetti. Da troppo tempo è cessato il pericolo di manifestare le proprie opinioni sulla miglior forma di governo, e, non dubitate, su questo particolare i tenebrosi vi aprono intieramente l’animo loro. Essi, poi, non amano troppo le persone della loro medesima età; prediligono i vecchi, che non sono noiosi, o lo sono altrimenti, e che non cercano mai di ficcare il naso nelle faccende del prossimo. Con le donne sono molto cortesi; vecchie e giovani, belle e brutte, sono trattate da essi con una forma di galanteria quasi solenne, che merita loro il titolo di cavalieri compiti. Del resto, i loro più spiccati esemplari hanno per massima: «servirle tutte, non amarne che una.» Il servirle, s’intende, sta qui per ossequiarle; chè in verità i tenebrosi servono poco, e, passata l’ora dei soliti complimenti, se ne vanno pei fatti loro, si pèrdono nel buio delle proprie abitudini.
Chi ha dato origine a questa efflorescenza, che parrà morbosa ai miei candidi lettori? La società, con le sue indagini curiose e con le sue ciarle assassine. I tenebrosi sono circospetti per ragione di difesa ed anche un tantino per disprezzo della moltitudine. Non già che siano certi di sottrarsi in tal modo alla curiosità, o alla maldicenza del prossimo; ma almeno sanno di non averci dato appiglio con nessuna indiscrezione. Sono giovani vecchi, ed esercitano per questa ragione un fascino bizzarro sulle donne. Anche meno favoriti dalla natura, sono amati più di tanti Adoni, che battono i marciapiedi delle strade, e si sospettano di loro assai più trionfi che non ne abbiano veramente ottenuti. Perchè, bisogna dir tutto, ci sono anche i falsi tenebrosi; certi sciocchi scaltriti, i quali con un finto riserbo giungono a far credere un visibilio di cose. Non parlano mai, ma si diportano in guisa da lasciar dubitare. E questo, pei falsi tenebrosi, è il gran punto.
Aldo non apparteneva alla categoria dei falsi, lo avete capito. Perciò il suo segreto era sfuggito anche all’attenzione della signora Vezzosi, che potè ingannarsi fino al segno di credersi lei la prescelta. Se non parlava lui, con quella schiettezza che sapete, di certo la signora Elena non avrebbe saputo mai che nel cuore del giovinotto covasse un incendio di quella fatta.
Dice un proverbio francese: ce que femme veut Dieu le veut. Il proverbio è galante; ma è poi giusto del pari? Anche non essendo francese, io credo di sì. La donna è stata l’ultima opera del Signore; e aggiungerei, se mi fosse permesso di far confronti, la più accurata. Ora, voi lo sapete tutti per quotidiana esperienza, ogni babbo ha sempre una certa predilezione per l’ultimo nato. Aspettiamo dunque che Domineddio si degni di appagare la curiositi della signora Vezzosi, operando per lei uno de’ suoi miracoli abituali, poichè ella non ha potuto giovarsi dei due spedienti che ho detti più sopra.