Due giorni dopo il dialogo col signor Aldo De Rossi, era un mercoledì, giorno di visite per la signora Vezzosi. Giorno ufficiale, solenne, e tutto ciò che vorrete, poichè era destinato a ricevere ogni sorta di visitatori, anche i noiosi; anzi più specialmente questi, dell’uno e dell’altro sesso. Nei rimanenti sei giorni della settimana la signora Elena riceveva egualmente, ma senza obbligo di trovarsi in casa, se i suoi intimi capitavano senza darne l’annunzio. Generalmente era lei che invitava, dicendo al tale o al tal altro: — venite domani; avrò l’emicrania. — Il che significava che non sarebbe escita di casa e che si poteva esser sicuri di trovarla. Per contro, nel giorno ufficiale, nel giorno solenne, destinato al maggior numero, andavano a salutarla le amiche, i cavalieri che si contentavano di non esser soli e quelli che amavano di trovar compagnia; cioè a dire tutti quegli Alcibiadi ritinti e rimessi a nuovo, che, non avendo più la fortuna dei giorni riservati, godono il benefizio dei giorni solenni, dei giorni di parlatorio, col diritto annesso di veder sfilare tre o quattro visitatrici, senza levarsi dalla poltrona, o dal puff, di cui si sono impadroniti.
Poveri Alcibiadi rimessi a nuovo! Come sono felici di poter dire la sera al Club: — Sono stato oggi dalla Bice; c’era la Ninì; poi venne la Fanny, poi la Violante, poi la Dumont Cadigan. Si è stati allegri. Un vero fuoco d’artifizio! Quella Dumont Cadigan è veramente una cara donnina. —
La signora che si chiama così, per il suo casato e non per il suo nome di battesimo, è una forastiera di alti natali, o creduti tali. Fa bene all’anima di conoscerla, e ai polmoni di pronunziarne il nome, con quello strascico di pronunzia che è la regola dei ben parlanti del Jockey-Club. In questa guisa i miei Alcibiadi rimessi a nuovo hanno la fortuna di conoscere l’Europa, senza muoversi dalla loro poltrona. Poi vanno in giro, come i devoti della Via Crucis, a raccontare al giovedì della Clarice, al venerdì della Cleonice, al sabato della Berenice, quello che hanno udito dalla Alice in martedì, dalla Euridice in lunedì, e da ogni generazione di sfaccendati in domenica.
Alcibiadi, Alcibiadi! Voi passate gloriosamente sulla scena del mondo, senza aver neanche mestieri di tagliare la coda al vostro cane. È vero, per contro, che nessun Plutarco e nessun Cornelio Nepote scriverà la vostra vita. Consolatevi, per altro; sarà questo l’unico modo perchè nessuno ve l’abbia a leggere dietro le spalle.
Quel mercoledì che v’ho detto, di Alcibiadi rimessi a nuovo ce n’erano due, nel salotto della signora Vezzosi. E si alternavano frattanto le visitatrici eleganti, baronesse, contesse, marchese, banchieresse, cavalieresse, e via discorrendo; tutte dame che stavano bene insieme, poichè si trovavano nella condizione sociale richiesta dal codice della buona compagnia. Poichè non è più vero oggi, come una volta, che le signore donne stiano in sussiego secondo i gradi dei rispettivi mariti e secondo i quarti della loro nobiltà. Il mondo moderno poggia tutto oramai sul parere. Ora, per parere, bisogna aver quattrini, o poterne spendere. Vi sembrerà tutt’uno, e non è, vi assicuro, non è. Se fosse questo il luogo vi farei notare la distinzione tra le due cose; mi basti invece di osservare che tutte le varietà sociali concorrono, quando possono brillare di luce propria o riflessa, allo splendore d’un ballo, d’una conversazione, d’un ricevimento, e chi più n’ha ne metta. Cionondimeno, quando la dama può metter fuori uno scampoletto di corona... C’est très-bien porté, come dicono i francesi, che ho citati poc’anzi. Laonde, se non passa sulla faccia della terra un altro Novantatrè, ho paura, lettori umanissimi.... Ma perchè desiderarlo, e per così piccola cosa? I miei francesi sullodati osserverebbero qui che le jeu ne vaut pas la chandelle.
Dunque, dicevamo, erano annunziati nel salotto della signora Elena molti titoli e nomi pomposi, ma erano poche le belle. La signora Vezzosi poteva consolarsi di non essere che commendatrice. So bene che questo titolo non è ammesso ancora dal vocabolario; ma, non temete, lo sarà. Al giorno d’oggi, le mogli dei ministri non fanno scrivere a lettere da speziali sulle valigie, sui bauli, sulle cappelliere, e su tutte l’altre carabattole di viaggio, «S. E. la signora ecc., ecc.»? Siamo in tempi di largo progresso; l’Edison manda fuori un’invenzione al giorno; il Tanner insegna con l’esempio a vivere di fumo; dunque avanti, e diciamo pure la commendatrice Vezzosi. Perchè neghereste ad un collo così leggiadro uno straccio di collare? Per me, gli voterei anche quello dell’Annunziata, a patto che il più fedele tra i miei lettori (siete voi, non dubitate) fosse incaricato dell’annunzio, e della relativa collazione. Dico bene?
III.
— Sì, mia cara, come ho l’onore di dirti, questa è la mia ultima visita, per la stagione; — notò ad alta voce la signora Margherita Corniani, perchè la sentissero bene tutte le persone che erano, quel mercoledì, nel salotto della signora Vezzosi.
Margherita Corniani, moglie al banchiere di questo nome, era una signora lunga come le mie speranze e smilza in ogni sua parte, più che non comportasse l’euritmìa, tranne nel naso, che aveva l’onesta persuasione di far compenso alla pochezza del resto. Era nata baronessa e portava l’analogo cerchietto d’oro, attorcigliato di perle, sul suo biglietto di visita. Così la baronia dei Martoli, dond’ella nasceva, era tacitamente passata nei Corniani, e la servitù di casa, per non isbagliare, chiamava barone anche il marito della signora. Alla qual gentilezza il banchiere si prestava con molta compiacenza, salvandosi dal ridicolo in faccia agli amici con questa dichiarazione modesta: — Io vivo all’ombra di mia moglie. — E la cosa poteva passare, tanto nel proprio quanto nel figurato, poichè la signora era lunga come l’indice d’una meridiana, ed egli corto e tondo come una trottola.
Del resto, se la baronessa Corniani non era bella, poteva annoverarsi tra le signore più eleganti della città. Metteva fuori una nuova abbigliatura ad ogni settimana; il che torna a cinquantadue per anno. Grande conforto per il mezzo barone, a cui tutti facevano complimenti per il buon gusto della sua dolce ed allampanata compagna.