— Nulla, nulla. —
E cercò di vincersi, di sviare i pensieri dolorosi, ritornando a parlare di cento cose; dei giorni in cui si erano conosciuti; delle prime parole che egli le aveva dette in una festa da ballo; di un fiore che egli portava sempre all’occhiello; di una storia che aveva incominciata per compiacere a lei, ma che non aveva saputa finire, per certe risa di lei, e via discorrendo. Ma le tenebre si andavano diradando nella camera, e la conversazione languiva. Aldo rispondeva a sorrisi interrotti, a monosillabi, e tratto tratto si mordeva le labbra, come persona che stenti a dominare la propria inquietudine.
Ad un certo punto non seppe più contenersi.
— Sono dolente.... — incominciò.
— Di che? — fece Camilla.
— Sono dolente di dirlo io; ma tu.... dovrai ritornare nelle tue camere.
— Perchè?
— Perchè tra mezz’ora sarà giorno. E se ti vedessero.... se ti trovassero qui....
— È vero; — disse Camilla. — Che cosa si penserebbe.... del signor Aldo?
— Cattiva! — esclamò egli. — Penso a te, non a me. Quando apparirà la luce....